Affari Europei

Brexit, 100mila posti di lavoro persi in Ue. E Belfast pensa al referendum

Secondo la Banca d'Irlanda la Brexit causerà la perdita di 100 mila posti di lavoro. E l'Irlanda del Nord pensa al referendum come la Scozia

Brexit: Banca Irlanda, con no deal a rischio oltre 100 mila posti

Una Brexit senza accordo potrebbe costare all'Irlanda oltre 100 mila posti di lavoro. E' l'allarme lanciato dalla Banca centrale del Paese, che ha pubblicato le previsioni peggiori di sempre: 34 mila posti in meno entro la fine del prossimo anno e oltre 100 mila nel medio termine. Secondo le stime della Banca centrale, in caso di no deal, l'economia crescera' dello 0,7% nel 2020, contro il 4,1% previsto in caso di un'uscita concordata del Regno Unito dalla Ue. I dati mostrano l'aggravarsi del livello di allarme, mentre mancano tre mesi alla scadenza fissata per la Brexit. Solo due anni fa, il capo economista della Banca centrale irlandese, in caso di no deal aveva previsto la perdita di 40 mila posti di lavoro, nell'arco di oltre 10 anni. Se si guarda a una prospettiva piu' ampia, a livello europeo - secondo uno studio pubblicato il mese scorso dalla Universita' di Leuven - una Brexit disordinata potrebbe portare alla perdita collettiva di 1,2 milioni di posti di lavoro, in tutta la Ue. 

BREXIT: JOHNSON IN IRLANDA DEL NORD, 'CONFINE RIMARRA' APERTO'

Boris Johnson ha ribadito l'impegno del suo governo al mantenimento del confine 'aperto' tra le due Irlande, anche dopo l'uscita del Regno Unito dalla Ue, il prossimo 31 ottobre. L'impegno confermato negli incontri che il premier britannico ha avuto a Belfast, in Irlanda del Nord, con i leader dei cinque principali partiti della regione. Argomento principale degli incontri, ha riferito Downing Street, è stata l'impasse politica che impedisce il pieno funzionamento delle istituzioni nordirlandesi. E' dal marzo del 2017 che l'impossibilità di un accordo tra i due principali partiti, il repubblicano Sinn Fein e l'unionista Dup, impedisce il ripristino del cosiddetto sistema di 'power sharing', che dagli accordi di pace del 1998 regola il funzionamento del governo di Belfast. Johnson ha chiesto ai suoi interlocutori di trovare un compromesso per ripristinare "il prima possibile" il funzionamento delle istituzioni nordirlandesi. Il governo di Londra, ha detto il premier, rimarrà "completamente neutrale" sulle questioni politiche, come previsto dagli accordi di pace, ma non sull'integrità del Regno Unito.

SINN FEIN PENSA AL REFERENDUM D'INDIPENDENZA COME LA SCOZIA

Si è trattato di una precisazione rivolta soprattutto allo SinnFein e agli altri partiti repubblicani, per i quali la Brexit, con l'aggravante dell'assenza di un accordo che regoli il divorzio tra Londra e Bruxelles, riaprirebbe il dibattito per la riunificazione delle due Irlande. Proprio riguardo alla Brexit, Johnson ha ancora una volta ribadito che l'uscita dalla Ue avverrà il 31 ottobre, con o senza un accordo. In ogni caso, il governo di Londra manterrà un "impegno risoluto" verso l'accordo di pace del venerdì Santo e "in nessuna circostanza ci saranno controlli fisici o infrastrutture al confine".