Cronache

Eutanasia, diritto o mostruosità? Il dibattito etico che manca in Italia

di Antonio Amorosi

Esiste un "diritto alla morte”? Due posizioni a confronto, dopo che il Canada apre alla possibilità che poveri, depressi, disabili scelgano l’eutanasia

Roberto Grendene, segretario dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), spiega ad affaritaliani.it: "A sentire questi dati mi viene da dire: 'sarebbe come aprire un reparto di chirurgia toracica all'indomani delle notizie sulla clinica degli orrori di Santa Rita di qualche anno fa'. L'obiettivo dell'UAAR è diverso, è la legalizzazione dell'eutanasia attiva volontaria e anche del suicidio assistito. La piena consapevolezza deve esserci sempre. Se una persona per povertà o per non gravare sulla propria famiglia fa questa scelta, non siamo nel campo di una decisione libera e consapevole, ma imposta, anche se dai fatti. Il faro per l'UAAR è l'Olanda che con un iter complesso verifica la condizione del paziente. Però anche lì si è introdotta la cosiddetta stanchezza di vivere come opzione".

In Canada si parla di ampliare la possibilità ai malati mentali. Dove è la consapevolezza del paziente?

"Non c’è, ancora di più. In Italia siamo però in una situazione in cui non affrontiamo i casi dei malati terminali, non vengono presi in considerazione. Poi ci sono i casi di depressione e di persone che dopo anni di sofferenze non trovano soluzione, come sta facendo l'Olanda che adesso, dopo 20 anni di approvazione di una buona legge per l'eutanasia e il suicidio assistito, interviene".

Ma in Olanda è legale il suicidio anche per i minori...

"Anche in questo caso ci sono dei casi limite. Con un minore di fronte a delle sofferenze indicibili che si fa?".

Ma questo affidamento alla medicina e alla scienza e il non trovare altre strade per aiutare le persone non è un dramma, un errore? In che società vivremo? Le persone che hanno una sofferenza dovrebbero prima essere aiutate da un sistema sociale più umano...

"Sì, di certo non va riposto affidamento cieco nella scienza e nella medicina. Ma sono casi che vanno affrontati senza dare dei no a priori".

Lei dice, se ho capito bene: è un tema che va affrontato con un dibattito pubblico. Giusto?

"Sì e anche un dibattito etico e medico. Affrontiamo in Italia intanto i casi limite, perché noi abbiamo l'eutanasia clandestina, c'è poco da fare, che mette a rischio sia le persone disperate che cercano una fine sia il personale medico. Certo, quello che mi dice sul Canada mi dà forti preoccupazioni".

La preoccupazione è: questo processo non apre una porta pericolosa? Anche chi fa un gesto estremo molte volte lo fa come richiesta d’aiuto. Un altro piano è se poi lo Stato con la sua macchina, medica, interpreti e semplifichi questo disagio in una pratica burocratica...

"Sono consapevole che potrebbe aprirsi una strada pericolosa. Non a caso ho fatto l'esempio del Santa Rita. Ma vietare tutto vuol dire comunque permettere tutto. É sempre meglio prevedere una legge che regolamenti. A me sembra interessante l'Olanda dove c'è il sistema sanitario per gli anziani e con cure palliative più attento ma se poi non ci sono alternative e la persona è consapevole e lo desidera, dopo attenta analisi, viene intrapresa l’altra strada".