Cronache
Ignitor, le colpe di Fedeli. La fusione termonucleare che sfugge al Paese

Perché Ignitor non si fa più
Il destino del progetto Ignitor, macchina compatta per la realizzazione della fusione termonucleare controllata concepita a metà degli anni Ottanta da Bruno Coppi, fisico italiano attualmente professore di Fisica dei Plasmi al prestigioso MIT di Boston, sembra segnato. La storia di Ignitor, densa di inciampi e malintesi, inizia quasi contestualmente all’altro grandioso programma internazionale Iter, un megaprogetto che dall’anno della sua nascita -1985- succhia risorse – siamo arrivati a 23 miliardi di euro- e che non potrà dimostrare la fattibilità sul piano scientifico della fusione nucleare per le sue stesse caratteristiche progettuali, essendo questo obiettivo riservato al successore di Iter, Demo, la cui la realizzazione con costi imprevedibili è stimata oltre il 2060. Perché questo dissidio?
Dove nasce la competizione? Senza addentrarci in ragionamenti complicati legati alla fisica che sta alla base del fenomeno della fusione controllata- quella che trasforma due atomi di deuterio, anzi deuterio e trizio, in un atomo di elio più energia- Ignitor nasce come un programma alternativo ma anche complementare a Iter. E’ macchina compatta a confinamento magnetico ad alta densità del plasma, ad altissimo campo, capace di raggiungere l’ignizione, cioè quella fase che consente alla reazione di fusione, una volta innescata, di autosostenersi senza succhiare energia dall’esterno. Ma il grande pregio di Ignitor sono i costi, stimati in poco più di 300 milioni di euro e con tempi non superiori a 10 anni. Allora perché non si fa?
Il fatto è che il megaprogramma Iter ha da anni monopolizzato totalmente tutte le attività e le risorse disponibili destinate alla fusione- il 90 per cento dei finanziamenti europei destinati al settore energetico nucleare-; è fortemente appoggiato e sostenuto dalla Unione Europea al punto che non è pensabile avanzare critiche in merito. Oltre all’Europa coinvolge Usa, India, Sud Corea, Russia, Cina, Giappone, anche se più volte gli Stati Uniti hanno minacciato di abbandonare il consorzio per costi eccessivi e senza freni. Allora perché non si fa Ignitor che costa un centesimo di Iter e che potrebbe venire alla luce in tempi brevi? E qui tocca parlare dei nostri centri di ricerca: Infn ed Enea.
L’Enea che potrebbe per sua mission realizzare Ignitor non lo vuole fare pur avendo ricevuto in passato finanziamenti per la sua realizzazione. Così la palla passa nel 2012 a Infn –che tra l’altro per statuto non si deve occupare di fusione nucleare ma che ha tuttavia ricevuto parte dei finanziamenti stanziati- per fare il progetto insieme al Kurchatov Institute di Mosca che deve realizzare l’infrastruttura. Nel 2015 Infn produce un rapporto basato su materiale già elaborato dall’Enea e sottoposto ai ministeri competenti per l’approvazione. Manca poco alla decisione finale ma stranamente tutto si arena. Seguono incomprensioni tra Infn e Coppi ma cosa più sorprendente Enea cerca di realizzare un progetto ancillare a Iter denominato DTT (divertor test tokamak) già bocciato da Eurofusion (Agenzia europea per la fusione) per sottostima palese di costi e tempi. Enea sottopone quindi alla Commissione Attività produttive della Camera il progetto DTT.
Il primo febbraio scorso c’è l’ Audizione presso la Commissione nella quale si sarebbe dovuto parlare di Ignitor e alla quale avrebbe dovuto essere presente Bruno Coppi, giunto espressamente dagli Stati Uniti per preciso impegno preso con il ministro Fedeli, che invece cancella l’audizione di Coppi senza preavviso. Inoltre, con abile mossa, metà del finanziamento già destinato dal ministro Giannini a Ignitor verrà con ogni probabilità assorbito dal progetto DTT da realizzare ex novo in Piemonte (perché solo metà? Se il progetto vale meglio prendersi tutto, o no?).
Infn rimanda la decisione sul progetto DTT al Miur che pilatescamente rinvia a sua volta la decisione all’Eurofusion ben sapendo che i rapporti tra il professor Coppi e l’Eurofusion non sono precisamente idilliaci. A questo punto i giochi sono fatti e Ignitor esce di scena. Sarà ancora una volta l’ Europa e decidere per noi e a spartirsi le spoglie di Ignitor con la complicità degli enti italiani. Un consiglio: sia il ministro Fedeli, che il presidente della commissione Attività produttive Guglielmo Epifani sono due sindacalisti. Senza volere nulla togliere alla loro preparazione forse potrebbero nominare uno scientific advisor per approfondire alcuni concetti prima di assumere decisioni in materia così complessa e articolata.
Ludovica Carlesi Manusardi