Cronache
Mafia, il decreto Bonafede non è bastato: 112 boss sono ancora ai domiciliari
Dal ministero della Giustizia rispondono: "Abbiamo fatto tutto il possibile, 111 sono rientrati in cella"
Mafia, il decreto Bonafede non è bastato: 112 boss sono ancora ai domiciliari
L'emergenza Coronavirus continua in tutta Italia e anche la vicenda dei boss mafiosi scarcerati per il rischio contagi nelle carceri non tornano dentro. Non è bastato il decreto del ministro della Giustizia Bonafede, per far rientarare in cella esponenti di spicco di Cosa Nostra. È lunga 112 nomi - si legge su Repubblica - la lista di boss e trafficanti di droga che non sono più ritornati in cella nonostante il decreto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che a inizio di maggio aveva tentato di mettere un argine alla valanga di scarcerazioni per il rischio di contagio in carcere. «Ma altri 111 hanno fatto già rientro in istituto penitenziario — spiegano al ministero della Giustizia — ed è un risultato importante, il meccanismo del decreto si è rivelato decisivo perché, rispettando l’autonomia dei giudici, li ha chiamati a riconsiderare tutti i provvedimenti di scarcerazione e ha consentito di fare rientrare in carcere i boss più pericolosi ».
Il costruttore boss Pino Sansone, l’ex vicino di casa di Totò Riina, - prosegue Repubblica - ha ottenuto gli arresti domiciliari a fine aprile, nel pieno dell’emergenza Covid. Ed è ancora lì, a casa sua, nonostante l’accusa pesante di aver tentato di riorganizzare un pezzo della Cupola. Anche Gino Bontempo, il ras della mafia dei pascoli che razziava i contributi europei per i Nebrodi, è rimasto ai domiciliari, eppure l’emergenza Coronavirus in carcere si è ormai attenuata. Stesso beneficio per l’ergastolano Ciccio La Rocca, il padrino di Caltagirone su cui aveva indagato il giudice Falcone. E per tanti altri personaggi di peso delle mafie italiane. Intanto, Zagaria non è tornato in carcere. Come altri tre autorevoli mafiosi della provincia di Palermo: Giuseppe Libreri, di Termini Imerese; Stefano Contino, di Cerda; e Diego Guzzino, di Caccamo. Per le forze di polizia è un gran lavoro ogni giorno tenere sotto controllo i boss rimasti a casa o in ospedale, nel loro territorio.