Cronache

Neonato lasciato in ospedale a Milano, la mamma deve avere il diritto di farlo

di Laura Rita Santoro*

Il rischio che si vanifichino anni di campagna “pro vita” e parto in anonimato

Finché sarà possibile il parto anonimato e/o l’affidamento del bambino a strutture sanitarie le culle possono salvare tanti bambini. Ricordiamoci che ogni anno, i neonati, ceduti in adozione, sono circa trecento. Preferisco trecento neonati vivi, non uno di meno, piuttosto che fare la guerra psicologica ad una donna che ha problemi che ignoriamo.

Il 70% del personale sanitario è costituito da donne e studiamo per tutelare la vita, ma, anche le donne! Sono numerose le colleghe che mi fanno notare che il padre non è pervenuto, che ha diritto all’oblio, mentre la madre non ha diritto a nulla!

Se decidessimo di lasciare un figlio, non vorremmo tutto questo. Riteniamo, come professionisti sanitari, un pessimo atteggiamento leggere sui social, sui mass media, dei titoloni circa la scelta di lasciare un bambino, così come il nome del bambino e i giudizi espressi a vanvera, cosi come parte del testo della nostra eventuale lettera, spiattellato senza pietà, come se non bastasse, a tutto si aggiunge il primario che ritiene la nostra eventuale scelta, come una sconfitta, per tutto il paese che non avrebbe saputo ascoltare il nostro grido di dolore. …ma chi gli permette di esprimere siffatti giudizi?

Lo sbandieramento della suddetta scelta/opportunità non è una grande prova di civiltà e potrebbe essere causa del vanificarsi della scelta di una madre anonima, che è stata gestita come il lancio di un prodotto commerciale. Sono numerose le colleghe preoccupate, soprattutto le ostetriche, abituate a creare un rapporto confidenziale con le puerpere; temiamo e non ci stupiremo, se le prossime madri, magari spaventate dall’eventuale schiamazzo, decidano di abbandonare un neonato in un cassonetto.

*Responsabile regionale del sindacato degli infermieri italiani Nursing Up Lazio