Cronache
Olio extravergine italiano 2018 al palo. E' il migliore ma viene contraffatto

Cosa mettiamo in tavola ogni giorno? Olio extravergine italiano? Crollo produzione. Importiamo più del doppio di quanto produciamo. Controlli quasi inesistenti
“Con due cucchiai di oliva extravergine si può prevenire il tumore al colon”, racconta una ricerca internazionale dell'AIRC. L'acido oleico origina una barriera anti-infiammazione delle cellule intestinali e previene che si instauri la malattia, spiegano i medici italiani. La Food and Drugs Administration (Usa), sostiene invece che l'olio è, a tutti gli affetti, un alimento-farmaco se contiene almeno il 70% di acido oleico. Come l'extravergine italiano. Il consumo porta benefici cardiovascolari perché sostituisce il grasso saturo dannoso per il cuore.
L’Italia, per decenni, è stata leader mondiale dell’extravergine anche perché i nostri standard di qualità sono i più alti al mondo.
Ma la produzione media annuale del nostro Paese è di circa 300.000 tonnellate di olio (quest’anno per vari motivi climatici e la presenza della mosca olearia si è scesi a circa 180.000 tonnellate) anche se ne consumiamo 1.000.000 di tonnellate all'anno, includendo il consumo interno e la quota destinata all’export. Mole che si compensa importando 700.000 tonnellate di olio (e quest'anno ancora di più) da altri Paesi (Spagna, Grecia, Portogallo, Turchia, Tunisia, Marocco, Algeria, Cipro, Siria).
Ma sugli scaffali dei supermarket difficilmente troverete olio che non sia extravergine italiano. Poi però leggendo meglio l'etichetta si noterà che non tutto è così italiano e una parte dell'olio presente nella bottiglia può essere anche di provenienza Ue. L'olio è miscelato. Cioè è proveniente dai Paesi sopra indicati. Anche per quelli africani gli escamotage per farlo sembrare extravergine ed europeo sono di facile realizzazione e incentivati. In molte frodi accertate si è riscontrato che l'olio italiano, all’interno della bottiglia extravergine italiana, non supera il 5-10%.
L'Ismea (istituto agricolo per il mercato di servizi alimentari) spiega che di media il fatturato dell'olio italiano vale 3 miliardi di euro. Cifra che potrebbe essere facilmente triplicata incentivando politiche mirate a valorizzare la qualità e a stanare le frodi. Surclassati nei numeri dall'olio spagnolo che solo quest'anno sarà di 1,7 milioni di tonnellate ma non dai loro standard, molto più bassi dei nostri, il sistema olivicolo-oleario italiano è lasciato in balia di se stesso.
Nel 2016 il parlamento Europeo ha approvato un pacchetto d’urgenza a favore della Tunisia, per l’importazione di 35.000 tonnellate aggiuntive di olio d’oliva senza dazi nell’Unione. Questo ha prodotto l'ulteriore indebolimento dei piccoli produttori italiani e un aumento della contraffazione presso alcuni grandi marchi che da tempo hanno iniziato a delocalizzare le loro produzioni, scavalcando così qualsiasi tipo di problema.
Non a caso, anni fa, sugli scaffali di chi vendeva si potevano trovare quattro categorie di olio: extravergine, vergine, olio d'oliva e la sansa. Sono scomparsi tutti a favore dell'extravergine, economicamente più lucrativo. Tanto chi farà mai controlli per verificare se l'olio che compriamo è contraffatto?
Ma sarebbe davvero facile tracciare il commercio dell'olio contraffatto in questi mesi dell'anno, in coincidenza con la raccolta delle olive, la lavorazione e la distribuzione. I controlli però sono limitatissimi o fanno sorridere. Le aziende olivicole italiane, spiega sempre l'Ismea sono circa 825.000.
I carabinieri del Comando Tutela Agroalimentare (ex NAC) hanno realizzato quest'anno la “Campagna di Controllo Oleario 2018”. Si è sviluppata dal 15 ottobre al 15 novembre. Fine. Per gli interventi si sono mossi 5 reparti di tutela agroalimentare: Torino, Parma, Roma, Salerno e Messina; con il concorso di altri gruppi di carabinieri forestali di zona.
E sapete su 825.000 quante aziende sono state controllate? 105. Centocinque, lo scriviamo anche a caratteri così nessuno si confonde. Lo 0,0127%. Un controllo ogni 7857 aziende.
E sulle 105 aziende controllate, 46 sono risultate irregolari per violazioni di natura penale e amministrativa, cioè quasi la metà.
Sono state sottoposte a sequestro penale 28 tonnellate di olio di oliva, 18 tonnellate invece sono state sottoposte a sequestro amministrativo. La mancata tracciabilità degli alimenti resta il problema numero uno.
E' difficile capire perché nei ristoranti c'è sempre la carta dei vini e mai quella degli oli, anche se per il nostro tipo di dieta mediterranea usiamo l'olio per condire la maggioranza dei cibi.
Certo, la colpa principale è dei consumatori che non cercano sempre e comunque l'olio extravergine con gli standard più elevati o acquistando da filiere alimentari che possono conoscere direttamente o garantire davvero la tracciabilità. O pensano di poter acquistare olio extravergine dai supermercati a meno di 4 euro? Sotto gli 8 euro non è di sicuro olio extravergine.
Se la richiesta di elevare il livello del prodotto e applicare i controlli non arriva dagli stessi consumatori si avranno ben pochi risultati. Ma lo Stato e la filiera dei controlli non si sa davvero su che pianeta vivano, a discapito dell'olio italiano che potrebbe essere venduto a cifre molto alte, invece che drogato con l'olio scadente di altri Paesi (non controllato e di bassa qualità).
L’olio extravergine di oliva è solo quello con caratteristiche chimiche e organolettiche ben delineate: colore, odore, consistenza sono catalogati per ogni varietà e l'acidità che non deve superare 0,8 grammi per 100 grammi. Inoltre, l’olio extravergine si ottiene sempre e solo attraverso processi meccanici, non chimici, con la lavorazione delle olive entro 48 ore dalla raccolta e tenute in ambienti areati e salubri.