Economia
Covid, disdette a Natale 6 mln di partenze: il massacro del turismo invernale

La situazione sembra essere sfuggita di mano un'altra volta, anche nel 2022 si prospetta un annus horribilis per il turismo italiano
Turismo, il Covid e la variante Omicron decimano le partenze: 60 mln di arrivi e 120 mln di presenze in meno rispetto al 2019
Dalla riviera di Ponente al Veneto. Dal profondo Nord a Napoli, passando per Roma. L’ondata Omicron e le misure restrittive anti-Covid stanno facendo evaporare le speranze di ripresa dell’industria turistico-alberghiera. È difficile indicare già dati precisi, in quanto l’ultimo decreto è stato emanato proprio a ridosso del week-end natalizio, ma la percezione degli albergatori e dei ristoratori è di un Capodanno catastrofico, con presenze negli hotel e cenoni ridotti a meno di un terzo del 2019. Ma il terrore è che, dopo l’Epifania, se si continuassero a verificare oltre 100.000 contagi al giorno, la situazione precipiterebbe.
Guardando ai più recenti dati ripresi da una nota di Confcommercio che “fotografa” la situazione del turismo sulla base di un’indagine realizzata in collaborazione con SWG e su dati Istat e Bankitalia, l’anno in corso si chiuderà nel disastro più totale per il turismo italiano con almeno 60 milioni di arrivi e 120 milioni di presenze in meno rispetto al 2019, oltre a 13 milioni in meno di viaggi degli italiani all’estero; solo per le vacanze tra Natale, Capodanno ed Epifania, rispetto ai 25 milioni di partenze programmate dagli italiani appena pochi mesi fa, 5 milioni sono state già cancellate e 5,3 milioni modificate riducendo i giorni di vacanza o scegliendo una destinazione più vicina. Ma non è tutto. Ci sono anche 7 milioni di viaggi che restano in sospeso; in previsione, quindi, meno turisti che fanno vacanze, meno pernottamenti e meno spesa, un mix che genera prospettive funeree in particolare per tour operator, agenzie di viaggi e sistema ricettivo.
“La crisi Covid – ha dichiarato il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli - sta impattando sempre di più sull’intera filiera turistica con migliaia di imprese che rischiano realmente la chiusura soprattutto alberghi, tour operator e agenzie di viaggio. Le risorse messe in campo finora dal Governo non sono sufficienti, sono necessari e urgenti più sostegni, la proroga della cassa integrazione e adeguate moratorie fiscali. Non è pensabile un’economia italiana senza il traino fondamentale del turismo”.
Cosa succederà dopo la Befana? Nel caso dello scenario peggiore, cioè di un lockdown generalizzato, ovviamente le entrate del settore si prosciugherebbero. “Green Pass, Super Green Pass ed eventuali chiusure riservate ai non vaccinati portano benefici dal punto di vista sanitario, ma rischiano di affossare, ancora una volta, il turismo”, afferma Nestar Tosini, sociologo e responsabile di testate svizzere del settore farmaceutico sentito da Affaritaliani.it. “Bisogna tenere conto che esistono numerose famiglie in cui convivono vaccinati e non. Se i secondi non possono andare al ristorante, spesso non ci andranno nemmeno i loro coniugi, figli e genitori. In Italia, quindi, il 15% dei non vaccinati cui è precluso cenare al chiuso nei locali pubblici, in realtà “traina” anche una forte percentuale di amici e congiunti bi e tri-vaccinati”.
Il che potrebbe spingere non pochi ristoranti e bar a infrangere le regole pur di evitare il crollo delle entrate. “Non sono in possesso di statistiche precise visto che siamo nell’ambito dell’inosservanza delle regole”, aggiunge Tosini, “ma mi risulta che in Costa Azzurra quasi la metà dei locali non si cura di controllare il Green Pass”.