Economia
"Dazi? Le aziende italiane rischiano grosso. Ma il peggio deve ancora venire"
I dazi travolgono i mercati, profondo rosso da Wall Street a Piazza Affari. Attesa per le contromisure di Bruxelles e Pechino. L'intervista

Donald Trump
"Dazi? Le aziende italiane pagheranno il conto. L’Ue alza il tiro sulle big tech americane mentre Trump affonda i mercati"
Il tanto osannato Liberation Day avrà pure tolto un peso dalle spalle degli Stati Uniti, ma ha scaricato una valanga sui mercati mondiali. Se Washington brinda, le Borse globali crollano. Milano oggi guida il tonfo europeo, mentre ieri Wall Street ha bruciato circa 2mila miliardi di dollari: la peggior seduta dai tempi del lockdown. Una reazione prevedibile, sì, ma che non lascia presagire nulla di buono.
Trump minimizza: secondo lui il crollo è solo un passaggio momentaneo e presto “i mercati esploderanno al rialzo”. Ma la realtà è che siamo solo all’inizio. Nessuno sa ancora come reagiranno Bruxelles e Pechino. L’Ue potrebbe sfoderare artiglieria pesante e attaccare le big tech americane o — colpo di scena — cercare un asse strategico con la Cina. Affaritaliani.it ha analizzato i possibili scenari con Sara Armella, dello Studio legale Armella e Associati, e Federico Maria Brogi Carraroli.
Trump scatena duri dazi contro tutti: all'Ue il 20%, alla Cina il 34%, il 25% sulle auto. Il tycoon dice che i dazi servono a proteggere l’America, ma alla fine chi pagherà davvero il conto?
L’obiettivo dichiarato di Trump è di salvaguardare l’industria americana che si afferma essere stata penalizzata da un disavanzo commerciale attualmente pari a -157 miliardi di euro nel 2023 riguardante soltanto gli scambi di merci. I mercati non stanno reagendo bene e a ben vedere anche i consumatori e le imprese americane ne sopporteranno le conseguenze in termini di maggiori costi. I cittadini statunitensi dovranno pagare prezzi maggiorati dei nuovi dazi per acquistare i prodotti esteri e le aziende americane dovranno sopportare maggiori costi per le materie prime e i componenti importati. Le imprese italiane avranno certamente un contraccolpo: dalla meccanica, all’agroalimentare, dalla moda all'automotive.
Wall Street affonda, l’oro vola e il dollaro crolla: segnale che la strategia di Trump sta già fallendo?
Nel breve termine la politica di Trump sta generando instabilità e insicurezza e i mercati reagiscono di conseguenza. Inoltre, lo scenario sarà completo solo quando gli altri paesi avranno reagito a queste nuove misure e occorrerà vedere se le risposte dei partner commerciali degli USA saranno efficaci e su quali fronti.
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L’Ue minaccia ritorsioni sui colossi tech americani. Google e Amazon (che crollano in Borsa) rischiano più dell’industria manifatturiera? La Germania parla di “America Alone”: questi dazi isolano più gli USA o i loro rivali?
I Big Tech hanno un surplus commerciale verso mercato europeo per circa +109 miliardi di euro grazie ai servizi che offrono e che mancano nel vecchio continente. Colpire il settore con dazi sui dispositivi che vendono e oneri sui servizi che esportano sarebbe un duro affondo. Quanto all’isolamento degli USA è troppo presto per dirlo. Trump sta provando a ribaltare l’equilibrio del commercio internazionale, mantenuto finora dal WTO, organismo fortemente indebolito proprio dagli Stati Uniti. Vedremo se i tentativi diplomatici dei vari paesi saranno efficaci o si verificherà un’ulteriore escalation della guerra commerciale.
Se Ue e Cina reagiscono con contromisure aggressive, o magari creare un asse comune, gli Usa potrebbero reggere l’urto?
L’Unione europea, nei giorni scorsi, ha già annunciato un pacchetto di contromisure per un valore complessivo di 26 miliardi di euro, attraverso altri dazi che dovrebbero gravare su moto Harley 2 Davidson, i jeans Levis, il bourbon whisky, il burro di arachidi, i succhi di frutta, gli aerei Boeing, andando a colpire principalmente i prodotti originari degli Stati a prevalenza repubblicana, allo scopo di incentivare una reazione popolare che possa indurre il presidente Trump a rivedere le proprie scelte. L’impatto di queste contromisure è all’attenzione della Commissione europea che sta negoziando con i vari Stati allo scopo di non penalizzare eccessivamente settori verso i quali Trump potrebbe reagire con nuovi dazi; per esempio è già stato annunciato un dazio del 200% sui vini europei se la Commissione inserirà il bourbon sui prodotti colpiti.
Il precedente protezionismo di Trump ha già danneggiato l’economia Usa. Perché dovrebbe funzionare stavolta?
Siamo davanti a qualcosa di completamente nuovo. In precedenza, Trump aveva selezionato alcuni prodotti e aveva introdotto dei dazi per via della controversia intercorsa con l’Unione europea che coinvolgeva Boeing e Air Bus. Quella questione fu portata davanti al WTO e condusse a una soluzione bilaterale. Oggi abbiamo una nazione che impone agli alleati europei un nuovo dazio reciproco del 20%. Da tenere presente che i nuovi dazi verso i prodotti europei salgono al 25% per acciaio e alluminio oltre che per le auto e la relativa componentistica. La lista dei prodotti esclusi è limitata a prodotti chimici, farmaceutici, legname, libri e transistor. È una dinamica completamente nuova. Il protezionismo non è solo di Trump. Anche Obama e Biden avevano portato avanti politiche protezionistiche, con altre tecniche ma comunque volte al reshoring.