Economia
Dazi, lo studio che preoccupa anche i fan di Trump. Goldman Sachs: probabilità di recessione salita al 35%
La banca d’affari ha calcolato una probabilità del 35% che l’economia statunitense entri in recessione nei prossimi 12 mesi

Dazi Usa, Goldman Sachs alza la probabilità di recessione americana al 35%
L’orizzonte commerciale degli Stati Uniti si fa sempre più tempestoso mentre alla Casa Bianca si discute sulla prossima tornata di dazi, la cui entità, nonostante se ne parli tanto, resta ancora incerta. I vertici dell’amministrazione Usa starebbero valutando due strade: da un lato, l’adozione di tariffe calibrate sui singoli partner commerciali; dall’altro, l’imposizione di un'imposta uniforme del 20% per tutti i Paesi con cui gli Usa intrattengono scambi commerciali.
Insomma il clima è teso in tutto il globo e, a detta degli analisti di Goldman Sachs, l'eccessivo protezionismo dal presidente Trump rischia di avere effetti collaterali disastrosi sulla stessa economia americana. La politica commerciale aggressiva, lungi dal rinvigorire il motore economico, potrebbe infatti innescare una spirale di inflazione e debolezza della crescita, aprendo la porta, con una probabilità del 35%, che l’economia statunitense entri in recessione nei prossimi 12 mesi, un salto significativo rispetto al 20% previsto in precedenza. E in contesto generale già segnato da incertezze, la banca d’investimento ha rivisto al rialzo le sue previsioni: un core inflation – che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia – che potrebbe arrivare al 3,5% entro il 2025, ben oltre il target del 2% fissato dalla Federal Reserve.
Ma secondo Goldman Sachs le conseguenze non si fermano all’inflazione. Si prevede inoltre una crescita annua che potrebbe scivolare fino a un modesto 1%, con un andamento particolarmente debole nel primo trimestre, intorno allo 0,2%. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro non offre un quadro più rassicurante di questo: le previsioni indicano un tasso di disoccupazione in salita, che potrebbe raggiungere il 4,5%, in peggioramento rispetto alle stime precedenti.
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Visti gli scenari, Goldman Sachs ha ipotizzato una situazione economica paragonabile a quella degli anni ’70 e ’80, quando la stagflazione (una condizione in cui bassa crescita ed alta inflazione vanno di pari passo) costrinse la Fed di Paul Volcker a innalzare bruscamente i tassi di interesse, a discapito della crescita, per tenere sotto controllo l’inflazione. Diversamente da allora, però, le previsioni attuali indicano che la Fed potrebbe optare per una strategia un po' più mirata: anziché stringere la morsa, l’istituto monetario potrebbe decidere di abbassare il tasso di riferimento in tre tagli consecutivi durante l’anno, puntando al 3,5%-3,75%.
Tuttavia, nonostante le stime della banca, resta da vedere cosa succederà il 2 aprile e dopo questa data, Trump, dal suo canto, sembrerebbe intenzionato a rivedere le regole del gioco, preferendo applicare tariffe “reciproche” – ossia misure che, pur colpendo duramente i paesi che, a suo avviso, hanno “truffato” gli Stati Uniti per decenni, potrebbero comunque risultare più contenute rispetto agli standard che molti paesi hanno riservato agli Usa.