Economia

I dazi di Trump non fanno sconti a nessuno, colpite anche le aziende italiane: ecco come difendersi

La guerra dei dazi è iniziata: l'amministrazione Usa ha imposto le nuove tariffe tanto pre-annunciate. Colpite anche le imprese nazionali: come salvarsi? I commenti

I dazi di Trump colpiscono anche le aziende italiane, come rivedere le strategie commerciali 

Le Borse europee bruciano oltre 422 miliardi di euro in un solo giorno, Wall Street oltre 2mila miliardi di dollari da inizio apertura, mentre la politica nazionale così come quella europea cerca di correre ai ripari per capire come rispondere all'annuncio di nuovi dazi Usa da parte del presidente americano Donald Trump. Un terremoto, in parte atteso, che ha scombussolato in meno di 24 ore tutti gli equilibri. Le minacce sono diventate davvero realtà. E ora, anche per le nostre aziende, il gioco si fa duro. Come rivedere quindi le strategie commerciali? Come difendersi all'"uragano the Donald"? 

Francesco Leone, Senior Managing Director, Head of Italy Corporate Finance & Restructuring di FTI Consulting in Italia,  spiega che "l'imposizione di dazi del 20% da parte degli Stati Uniti sulle importazioni dall’Unione Europea pone nuove e complesse sfide per le aziende italiane, con effetti che varieranno a seconda del settore e della struttura della supply chain. Alcune aziende potrebbero rivedere la propria strategia commerciale per capire se e in che misura il costo aggiuntivo possa essere trasferito ai consumatori finali; altre, soprattutto se le loro catena di fornitura toccano i cosiddetti Paesi “worst offenders”, potrebbero ripensarne la configurazione affinché si componga di fornitori collocati in Paesi meno impattati dai dazi". 

In questa situazione, sottolinea ancora Leone, "è fondamentale che le imprese comprendano a fondo la dimensione del problema. Possiamo individuare tre azioni che le imprese italiane potrebbero intraprendere per affrontare il nuovo contesto: analizzare la propria esposizione commerciale agli USA, ottimizzare la propria supply chain, organizzare attività di lobbying a livello settoriale per una rinegoziazione dei termini delle tariffe, una strategia ancora più necessaria per i comparti più esposti alle nuove misure dell’amministrazione Trump". 

Secondo Claudia Lotti, Senior Managing Director di FTI Consulting in Italia, "come prima cosa, le aziende devono infatti analizzare la propria esposizione ai dazi, valutando il peso dell'export USA sul loro portafoglio prodotti e come il nuovo regime tariffario influenzerà la loro marginalità e generazione di cassa. Alcune industrie, come ad esempio il lusso, potrebbero scaricare parzialmente il costo sui consumatori finali: si tratterebbe comunque di una decisione non facile, dato l’attuale contesto inflattivo e che potrebbe portare a potenziali perdite di quote di mercato, poiché alcuni marchi non riuscirebbero più a raggiungere i cosiddetti consumatori aspirational; altri settori, come l’agroalimentare e la meccanica, subiranno molto probabilmente una compressione dei margini".

"La capacità di assorbire l’aumento dei costi dipenderà molto dalla struttura delle supply chain: le aziende devono infatti valutare se sia possibile efficientare i costi di produzione o diversificare i fornitori, magari spostando parte delle catene di fornitura o creando delle partnership con fornitori statunitensi. Alcune imprese potrebbero invece investire in capacità produttiva negli Stati Uniti, anche se quest’ultima strategia non sarebbe priva di incertezze, legate alle normative e politiche commerciali future", conclude Lotti.