Economia
Dazi, l'inaspettato regalo di Donald Trump all’Europa
Il futuro dell'Unione europea e la necessità di trovare nuovi interlocutori come Cina e India: perché le tariffe annunciate il 2 aprile dal presidente americano possono rivelarsi, in parte, positive. Il commento

Donald Trump
Dazi, che cosa c'è dietro le "follie" di Trump
Trovare aspetti positivi nell’applicazione dei folli e inutili dazi da parte di Donald Trump non è facile. Eppure, scavando a fondo, qualcosa in effetti emerge. Primo effetto benefico: i cartelli bizzarri mostrati dal presidente americano recano la scritta “Europe”, non un elenco di singoli Stati. C’è una lezione quindi che possiamo apprendere: che Trump considera il Vecchio Continente come un unico sistema e non come un agglomerato coatto di Stati. Tradotto: siamo noi che dobbiamo specchiarci nella nostra unità, perché all’esterno - come si suol dire - il più è fatto. Gli altri ci vedono come un tutt’uno.

Le risposte che stanno arrivando, perfino da un governo italiano che qualcuno aveva frettolosamente bollato come troppo vicino agli USA, dimostrano inequivocabilmente che - pur con le differenze culturali di ogni Paese - si può evitare di andare in ordine sparso quando c’è da rispondere. Bel segnale.
Secondo aspetto: i dazi obbligano le aziende, non tutte ma certo alcune di esse, a trovare nuovi partner e nuovi interlocutori. C’è la Cina, tacciata di essere una sorta di untrice, congedata con troppo furore su richiesta dell’amministrazione Biden e oggi invece Stato a cui guardare in un’ottica di partnership e non di subalternità. Ci sono altri Brics, come l’India, che possono essere interessanti.
Certo, non è una cosa che si può inventare dall’oggi al domani. E l’Europa è arrivata con colpevole ritardo a questo 2 aprile. Trump l’aveva detto a più riprese che avrebbe picchiato duro con i dazi, ma probabilmente si è creduto ingenuamente che stesse bluffando. E invece…
Terzo e ultimo aspetto positivo: l’Europa è costretta a trovare rapidamente un modo per superare la sua burocrazia soffocante, magari eliminando anche quel diritto di veto che ha ingessato l’azione del Vecchio Continente. Sul riarmo, c’è poco da fare: serve aumentare la spesa perché il supporto americano potrebbe venire meno. Ma questo va fatto in modo intelligente: investire su un’industria bellica europea, comune. Non prendere e spendere 800 miliardi in armamenti importati dagli USA. Altrimenti saremmo vittime di un eterno gioco dell’oca.
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