Economia
Imprese, malaburicrazia e mancati pagamenti Pa costano 109 miliardi

Per la Cgia le aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione, a causa di una burocrazia cieca e ottusa subiscono dei danni economici ingiustificabili
La conferma di questo esito così negativo emerge anche dalla lettura dell'ultima indagine effettuata nel 2019 dal Parlamento Europeo. Ebbene, dice la Cgia, la complessità delle procedure amministrative in capo alle aziende costituisce un problema per quasi 9 imprenditori italiani su 10. Nessun altro paese dell'Area dell'Euro ha registrato uno score peggiore del nostro. Rispetto alla media dei 19 Paesi monitorati, l'Italia sconta un differenziale di ben 18 punti percentuali in più. Il coacervo di norme, di regolamenti e di disposizioni varie presenti in tutti i settori continuano a ingessare il Paese, rendendo la vita impossibile soprattutto a coloro che vogliono fare impresa. E mai come in questo momento, oltre a riformare la nostra Amministrazione statale sarebbe necessario semplificare il quadro normativo, riducendo il numero delle leggi attraverso l'abrogazione di quelle più datate, ricorrendo ai testi unici, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi.
La Cgia si dice certa che tutto questo darebbe un forte impulso alla produttività del personale pubblico, spesso costretto a sottostare a procedure organizzative rigide e insensate che disincentivano la voglia di fare. E' altresì necessario accelerare il processo di digitalizzazione di tutti i soggetti pubblici, imponendo il dialogo tra le loro banche dati per evitare la duplicazione delle richieste che periodicamente travolgono cittadini e imprenditori ogni qual volta si interfacciano con un ufficio pubblico.
Anche in questo ultimo anno e mezzo di pandemia, l'iper produttività legislativa della macchina burocratica statale ha gettato nella confusione più completa famiglie e imprese, denuncia ancora la Cgia. La nostra Pa si è comportata in maniera bifronte: è stata irremovibile quando ha imposto le misure di limitazione alla mobilità e le chiusure delle attività economiche; per contro, si è trovata in affanno e spaventosamente impreparata quando ha dovuto riorganizzare i propri servizi per fronteggiare la diffusione del virus. Ci riferiamo, ad esempio, all'implosione registrato dal sistema di tracciabilità dei contagiati (vedi il clamoroso flop dell'app Immuni), l'inoperatività dei cosiddetti Covid-Hotel, il mancato decollo della telemedicina, il fallito tentativo di riportare tutti i ragazzi a scuola e l'incapacità di mettere a punto un serio piano di rilancio del trasporto pubblico locale.
Tornando sui mancati pagamenti dell'Amministrazione pubblica, la soluzione potrebbe essere a portata di mano. Se certo, liquido ed esigibile, bisognerebbe stabilire per legge che una impresa privata che ha un credito commerciale scaduto con una Pa possa compensarlo in misura secca, diretta e universale con i debiti fiscali e contributivi nei confronti del fisco e dell'Inps/Inail. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo da almeno 15 anni. Ovviamente, questo meccanismo metterebbe in ''conflitto'' le amministrazioni pubbliche tra loro , facendo finalmente emergere le realtà che intenzionalmente continuano a non saldare i fornitori entro i termini di legge. Una soluzione che la politica si guarda bene dall'introdurre: meglio che ad aspettare i soldi e a patire le pene dell'inferno siano le imprese private che qualche Sindaco, agenzia fiscale o istituto assicurativo/previdenziale.