Economia

Disastro Piazza Affari, dal Covid-19 ai dazi di Trump: ecco i peggiori crolli della Borsa Italiana

Il 12 marzo 2020, con la pandemia da Covid-19, il Ftse Mib crollò del 16,92%: il più grande calo mai registrato

di redazione economia

Piazza Affari crolla, ma non è il peggiore tonfo di sempre: ecco le giornate da incubo del Ftse Mib

Piazza Affari, e i mercati di tutto il mondo, stanno affrontando uno dei periodi più turbolenti della storia recente. Venerdì 4 aprile 2025, l’indice Ftse Mib ha registrato un crollo di oltre il 7,5%, chiudendo infine a -6,5%. Così il listino milanese ha annullato tutti i guadagni da inizio anno, bruciando circa 47 miliardi di euro in un solo giorno. Un calo che richiama alla memoria alcune delle giornate più drammatiche per la finanza mondiale. Il paragone più immediato è con l’11 settembre 2001, quando, a seguito degli attacchi alle Torri Gemelle, Piazza Affari registrò una perdita del 7,57%.

Ma le giornate nere per Piazza Affari sono state diverse nel corso della storia, per esempio quella del 24 giugno 2016, subito dopo il referendum sulla Brexit, quando l'indice Ftse Mib affondò del 12,48% scatenato dalla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea. Quella scelta, che ha avuto ripercussioni politiche ed economiche in tutto il continente, con un impatto devastante anche su Milano. Le perdite furono principalmente sulle banche, che subivano i maggiori danni.

Poi c’è il 2008, anno della crisi globale. Il 6 ottobre, il fallimento di Lehman Brothers innescò una reazione a catena che fece perdere all’indice Ftse Mib l’8,24%. La crisi finanziaria che seguì fu una delle peggiori della storia recente: il 10 ottobre la piazza segnò un altro -7,14%, il 16 ottobre l’indice scivolò ulteriormente del 6,78%, mentre il 1° dicembre chiuse con un altro -6,26%.

Anche il 2011 è stato un altro anno dolente per l'economia italiana. L’1 novembre, l’indice Ftse Mib registrò un ribasso del 6,8% a causa della crisi del debito sovrano italiano. In quel periodo, lo spread tra i titoli di stato italiani e tedeschi raggiunse i 575 punti base, costringendo il premier Berlusconi a dimettersi. Anche il 10 agosto dello stesso anno, la Borsa italiana chiuse con un ribasso del 6,65%, in uno degli ultimi atti di una crisi che sembrava non avere fine.

Persino le parole dei banchieri centrali hanno il potere di far tremare i listini. Come nel marzo del 2020, quando Christine Lagarde, presidente della Bce, dichiarò "non siamo qui per calare lo spread", scatenando il caos sui titoli del Sud Europa

Ma è nel 2020, con la pandemia di Covid-19, che Piazza Affari segnò il record più doloroso della sua storia: il 12 marzo 2020, il Ftse Mib crollò del 16,92%, il più grande calo mai registrato. In sole tre settimane, l’indice passò da oltre 25.000 punti a meno di 15.000, in un vero e proprio clima di panico economico causato dalla diffusione del virus e dal crollo dei prezzi del petrolio.

E' importante ricordare anche il 19 ottobre 1987, passato alla storia come il Black Monday, il lunedì nero che travolse i mercati mondiali. A Wall Street, il Dow Jones crollò di un impressionante 22,6% in una sola seduta – il peggior tonfo percentuale di sempre. Anche Piazza Affari non fu immune alla tempesta: perse il 6,4%, travolta dal panico globale. Fu il culmine di una bolla speculativa gonfiata da titoli sopravvalutati.

Ma non fu l’unica giornata rovente per la Borsa italiana. Il 27 aprile 1998, l’indice Ftse Mib lasciò sul terreno il 5,98%, schiacciato dai timori per il collasso del fondo Long-Term Capital Management e dalle tensioni sui mercati emergenti. Pochi mesi dopo, il 17 e il 21 settembre dello stesso anno, arrivarono altre due batoste, con ribassi del 5,96% e del 5,75%. Colpa, anche in quel caso, del panico innescato dalla crisi finanziaria russa e dalla fuga di capitali che mise in ginocchio le piazze europee.

Piazza Affari, quindi, ha vissuto numerose tempeste, e ogni nuovo crollo, che si tratti di una crisi globale, di un cambiamento politico o di eventi imprevedibili, sembra confermare una triste verità: nessun mercato è immune agli scossoni.