Economia
Risiko bancario, Intesa attende ancora: strategia o eccesso di prudenza?
L’istituto guidato da Carlo Messina non si è iscritto al gran ballo delle operazioni di consolidamento. Ma chi dorme…

Risiko bancario, ecco che cosa c'è dietro
Mancano quattro settimane all’assemblea di Intesa Sanpaolo che conferirà il nuovo incarico a Carlo Messina. Non ci sono dubbi, incertezze: il manager romano, Cfo durante la gestione della banca di Corrado Passera, continuerà a guidare le mosse della prima banca del Paese. Ma in che direzione? È evidente che in una stagione particolarmente attiva nel mondo bancario, con una lunga serie di operazioni in corso (opa di BancoBpm su Anima, ops di UniCredit sulla stessa Bpm, Bper su PopSondrio, MPS su Mediobanca e ancora UniCredit su Commerzbank) Intesa sia rimasta spettatrice dopo aver completato l’operazione di acquisto di Ubi.
Qualche domanda però sorge spontanea. L’immobilismo è strategico, anche per evitare grane con l’Antitrust, o è invece una tattica rischiosa, fatta più per paura di farsi male che per reale convinzione? E soprattutto, con Unicredit che corre senza sosta, perché Intesa non risponde?
Negli anni 2000 il confronto costante e serrato tra Passerà e Alessandro Profumo era una battaglia tra due manager che osavano, aggradivano, agivano. Oggi invece Messina sembra troppo preoccupato di non fare passi falsi e quindi preferisce stare fermo. Insomma, si chiedono nella comunità finanziaria, non sarà che da convitato di pietra Intesa si è trasformata in gatto di marmo?
Al di là delle speculazioni di carattere operativo, ci sono i numeri, insindacabili. Negli ultimi cinque anni, cioè il periodo iniziato all’indomani del primo lockdown che arriva fino a oggi, Intesa è cresciuta - come capitalizzazione di Borsa - tre volte meno rispetto a BancoBpm e UniCredit. E anche qui gli interrogativi si sprecano: erano le altre banche che erano sottosviluppate? O invece è Messina che non ha spinto come avrebbe potuto? In medio stat virtus, probabilmente. L’incognita resta che cosa succederà dopo il 29 aprile, giorno dell’assemblea di Intesa.
Per allora, infatti, si sarà consumata la battaglia in Generali, che dovrebbe confermare, almeno per ora, lo status quo, ma altresì svelerà i piani di Orcel sul Leone: azionista finanziario puro? Ago della bilancia? Fiero negoziatore pronto a mettere sul tavolo il suo pacchetto azionario in cambio di via libera su altre operazioni? Tutte ipotesi verosimili, ma c’è sempre l’idea che serpeggia tra gli addetti ai lavori secondo cui UniCredit potrebbe tentare la scalata a Generali. E a quel punto Messina dovrebbe intervenire per forza di cose.
Ma come? Lanciando a sua volta un’offerta su Generali? Oppure provando a comprare qualche player strutturato nel mondo del wealth management (come Fineco, gallina dalle uova d’oro un tempo nel bouquet di UniCredit prima della scellerata cessione operata da Jean Pierre Mustier)? Quello che nessuno potrebbe forse perdonare a Messina è il rimanere ancora una volta fermo, silente spettatore di uno show da cui si è autoemarginato. Ecco, quello sarebbe un peccato difficile da lavare. Perfino per un super manager come il Ceo di Intesa.