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Da Venezia a Hokkaido, anche in Giappone i dolci tipici della Serenissima

Vicino Oriente, notizie e tendenze dal mondo giapponese | Storia di Ogata Francesca Eri che a Otaru, nell'isola di Hokkaidō, ha aperto una pasticceria veneziana
La via che porta al Paese del Sol Levante profuma di uova, di latte, di farina, di burro. Da Venezia al Giappone passando attraverso secoli di tradizione. Che Venezia sia amata nel mondo è un dato di fatto. Che però pure i suoi dolci tipici siano talmente apprezzati da inaugurare una pasticceria intitolata a Venezia, a Otaru, appare una storia perlomeno curiosa.
Non per Franco Colussi, soprannominato "Nono", ossia nonno in dialetto veneziano, che di anni ne conta ben 86 e tutte le mattine, ancora oggi, si reca nel suo laboratorio a Dorsoduro, a pochi passi dall'Accademia e dal famoso Ponte dei Pugni, per realizzare a mano la fugassa della tradizione della Serenissima, i baicoli, i zaleti, il bussolà forte di Murano, i buranelli, gli amaretti, i pevarini. Franco porta con orgoglio il cappello da pasticcere su cui campeggiano alcune scritte in giapponese. E sorride al ricordo di questa giovane ragazza: Ogata Francesca Eri, che ad Otaru, nel 2013 ha aperto una pasticceria specializzata nei dolci della tradizione veneziana.
"Erano arrivate diverse lettere in laboratorio, in lingua italiana perché si faceva aiutare da un professore, chiedeva di assistere mentre lavoravo ma io non avevo mai risposto - racconta - a un certo punto mi sono stufato e ho risposto che il laboratorio era troppo piccolo e non c'era posto. Lei ha insistito, chiedendo di poter guardare da fuori e le ho detto di sì". La ragazza si faceva trovare tutti i giorni alle 5, fuori della porta del laboratorio, in calle Lunga San Barnaba.