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Repubblica, Ezio Mauro privato della stanza: sfrattato l'ex direttore
L'ex direttore del quotidiano, dopo aver lasciato la carica, si era recato tutti i giorni a lavorare e scrivere nella Stanza Imperiale
La fine dei potenti è spesso crudele. Due settimane fa Ezio ha parcheggiato la macchina vicino a via Cristoforo Colombo e ha eseguito i soliti movimenti. Chiusura dell’auto, fermata all’edicolante Arnaldo per la mazzetta dei giornali e poi colazione al baretto, vicino a quello dei Cesaroni. Ma Ezio ha capito che l’atmosfera era cambiata. I camerieri facevano finta di non vederlo e non lo servivano. Mauro era superato da tutti in fila e non capiva. Alla fine gli fu servito un cappuccino al caffè bruciato guarnito di una brioche spelacchiata, rinsecchita e semi cruda. Ezio l’ha guardata e mestamente ingurgitata. “A dottò” -gli ha poi gridato Proculo- il buon cameriere che lo aveva servito per lunghi 20 anni con devozione sottomessa: “Nun ce sta proprio più co’ la crapa, che fa me dà 100 euro pe ‘na comanda de 3 euri?”.
Ezio è confuso, mai Proculo lo aveva trattato così male. Ha pagato mestamente ed è salito al giornale. Il portiere ha fatto finta di non vederlo. Quando è entrato in redazione nessuno se l’è filato. Il “direttore emerito” era triste, cominciava a capire. Ha percorso il lungo corridoio strascicando i piedi e quando è giunto davanti alla “sua” stanza l’ha trovata chiusa.
La mazzetta gli è caduta per terra e nessuno ha raccolto i giornali. Quando il gatto di Erminia, la fedele segretaria, gli ha fatto la pipì sulla porta, Ezio ha capito che doveva mollare finalmente la cadrega e lasciare spazio anche agli altri. Mestamente si è raccolto i giornali da terra da solo, ha raggiunto l’ascensore e si è perso nella canicola africana dell’agosto romano. Sic transit gloria mundi.