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Telemarketing aggressivo e spoofing: serve un intervento urgente per tutelare i consumatori
Lo spoofing sta vanificando le attuali misure di protezione, lasciando milioni di consumatori esposti a chiamate indesiderate e mettendo a rischio la credibilità delle aziende che operano in trasparenza

Telemarketing Aggressivo e Spoofing: serve un intervento urgente per tutelare i consumatori
Il telemarketing aggressivo e fraudolento è un problema sempre più diffuso in Italia. Molti hanno smesso di rispondere ai numeri sconosciuti per evitare chiamate registrate con proposte commerciali. Purtroppo, questa cautela porta spesso a ignorare anche telefonate di lavoro importanti o semplici saluti da persone di cui non si ha il numero in rubrica. E, nonostante i vari tentativi di arginare il fenomeno negli ultimi anni, non è stata ancora trovata una soluzione definitiva. A essere danneggiati peraltro non sono solo gli utenti, ma anche i grandi gruppi il cui nome viene sfruttato per estorcere contratti fraudolenti.
La prima misura introdotta per contrastare il telemarketing troppo aggressivo è stato il Registro Pubblico delle Opposizioni (RPO), istituito nel 2011. Questo strumento che consente ai cittadini di iscrivere il proprio numero telefonico per evitare chiamate commerciali non desiderate, sembra non essere efficace contro il fenomeno dello spoofing: acronimo di Calling Line Identification Spoofing. In breve, si tratta di una tecnica che permette di far comparire sul dispositivo del destinatario un numero di telefono diverso da quello reale.
Il fenomeno non è nuovo. Sin dal 2004 molti attori malevoli sfruttano questa tecnica per commettere frodi telefoniche e impossessarsi dei dati sensibili degli utenti. Da finti venditori di Amazon a tecnici di compagnie telefoniche passando per chi promette revisioni dei contratti di luce e gas di aziende come Enel ed Eni. Da poco c’è persino chi dice di essere interessato al nostro curriculum. Secondo il Garante Privacy, circa l’80% delle chiamate ricevute ogni mese proviene da numeri falsificati, rendendole irrintracciabili e immuni alle sanzioni.
Nel tempo, per far fronte al problema del telemarketing aggressivo, si è mossa l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) che ha introdotto diverse misure, tra cui l’uso del prefisso unico per le chiamate commerciali, identificato con il numero 0844. Questa misura aiuta a riconoscere le chiamate promozionali, ma ha dei limiti: i call center possono usare numeri legali diversi, purché identificabili e richiamabili, ma ciò riduce l'efficacia del prefisso, soprattutto contro gli operatori illegali che ignorano le regole.
Un’altra iniziativa importante di AGCOM è stata l’introduzione del Codice di Condotta per le attività di teleselling e telemarketing, destinato a promuovere pratiche legali e trasparenti. Tuttavia, essendo volontario, non ha obbligato gli operatori illegittimi a conformarsi, permettendo loro di continuare indisturbati. Sempre l’AGCOM avrebbe allo studio un sistema di blocco preventivo delle chiamate con CLI spoofing che, pur utilizzando numeri italiani (sia fissi che mobili), provengono dall’estero. Secondo le stime del settore, queste casistiche rappresentano oggi il 98% delle chiamate spoofing.
Anche Parlamento e Governo non sono stati a guardare e negli ultimi mesi hanno avviato iniziative volte a contrastare il fenomeno del telemarketing "selvaggio". Le soluzioni proposte vanno dall'istituzione di un registro pubblico per cui solo gli utenti iscritti possono ricevere chiamate commerciali fino all’obbligo di registrazione al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). Ma nonostante questi interventi il fenomeno in Italia continua a crescere: nel solo 2024 un gruppo di riferimento come Enel Energia ha ricevuto 9000 segnalazioni che hanno portato a presentare 12 esposti all’Autorità Giudiziaria, uno ogni mese.
Guardando agli altri paesi, molti si sono dotati di norme e tecnologie all'avanguardia. Nel Regno Unito, per esempio, l'ente regolatore Ofcom ha imposto agli operatori telefonici di identificare e bloccare tutte le chiamate provenienti dall'estero che falsificano numeri di rete fissa britannici. I primi risultati sono stati estremamente positivi. BT, uno dei maggiori operatori britannici, ha comunicato di aver bloccato fino a un milione di chiamate al giorno già nel primo mese di applicazione volontaria delle misure. Ciò suggerisce che l'efficacia contro le attività fraudolente potrebbe essere considerevole.
Se questo approccio è quello vincente, l’Italia dovrebbe lavorare a testa bassa per arrivare ad una soluzione che argini il problema sia per garantire agli utenti la tranquillità di rispondere alle chiamate senza temere truffe o pratiche commerciali invasive, sia per tutelare il mercato e quelle imprese che operano con trasparenza e che vedono la propria reputazione danneggiata da operatori disonesti.