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Pd, Pina Picierno sempre più spina nel fianco per Schlein. Filo diretto con Metsola e il Quirinale
Elly non vuole avere al fianco persone troppo ingombranti
Pd, con Picierno Gori, Zingaretti, Bonaccini e Decaro
Due mesi prima delle elezioni europee del 2024, nella saletta riservata del piccolo aeroporto di Strasburgo, Pina Picierno si sfogava con alcuni suoi colleghi “La segretaria non vorrebbe candidarmi. Sta facendo di tutto per ostacolarmi in Campania. Ma io ho i voti, cinque anni fa ne ho presi quasi 80.000. Se il buongiorno si vede dal mattino, ne vedremo delle belle dentro il partito”. E con 122.000 preferenze è voltata nuovamente a Bruxelles. Nata a Santa Maria Capua Vetere il 10 maggio del 1981, un carattere assai verace, chi la conosce bene la definisce un “peperino”.
Una che a soli 32 anni, nel 2013, faceva parte della segreteria del neoeletto Matteo Renzi, come responsabile alla legalità e al sud. E che per difendere nel 2014 lo stesso Renzi, diventato intanto premier, non esitò a rinfacciare alla leader della Cgil, Susanna Camusso, le tessere false e i pullman pagati per una manifestazione. E per una che si è laureata con 110 e lode in Scienze della comunicazione all’università di Salerno, certo gli argomenti non mancano. Fa il suo primo ingresso a Montecitorio a 27 anni.
Nel 2014, le elezioni del boom del Pd con oltre il 40%, è eletta con ben 224.000 preferenze nella circoscrizione sud, risultando una delle più elette di Italia. La sua particolarità è quella di essere ben vista da quasi tutti i grandi “vecchi” del partito da Prodi a Gentiloni, da Veltroni a Renzi. Ed ecco allora che in caso di un veloce precipitare degli eventi (cosa che alcuni all’interno del partito si augurano) potrebbe trovare proprio in questa coriacea casertana di 44 anni un nome più che spendibile. E gli attacchi alla Picerno di questi ultimi giorni, dicono fonti qualificate del partito, potrebbero essere la naturale conseguenza del fatto che la segretaria, sotto sotto, cominci un po' a temere la presenza ingombrante della vicepresidente del parlamento europeo.
A chi gli chiede se aspiri a qualche ruolo di peso nel partito, la Picierno risponde con quel sorriso ammaliante e sincero “ma figuriamoci”. Ma si sa molto spesso gli avversari pericolosi, soprattutto quando si parla di segreteria del Pd, sono proprio quelli che meno ti aspetti. Non è tra quelli che chiedono un congresso, ma certo rappresenta ormai una delle voci più critiche verso alcune posizioni del partito, soprattutto in politica estera, come per esempio quella, del voto sul riarmo a Strasburgo, che ha sconcertato la cosiddetta ala riformista del partito. “Più che un congresso, serve un confronto vero sui temi”.
Ha detto di recente. Se si guarda all’Italia, al referendum sul Jobs Act, la vicepresidente ne denuncia “la finalità puramente ideologica”, mentre sullo stato dell’opposizione parla di “polarizzazione inconcludente e identitaria”. Di Meloni invece critica “l’europeismo ambiguo” e il pensare di contare qualcosa a Bruxelles “solo perché in rubrica ha il numero di Donald Trump”. In Europa Picierno è sinonimo di Ucraina: l’eurodeputata Pd è sempre un passo avanti, verso Kyiv, rispetto al suo partito e, anzi, spesso ne denuncia la “freddezza” verso una causa che, a suo dire, è “fondante per i valori progressisti ed europei”.
Tutti sanno che ha un filo diretto con il presidente Metsola, meno noto invece quello con il Quirinale. Insomma la Picierno sembra davvero avere tutte le carte in regola per diventare scomodissima ad una segretaria sempre più in difficoltà sia all’interno del partito che nei confronti dei possibili alleati. La Picierno ha aperto il congresso di Azione, nel quale Calenda ha detto di essere pronto anche domattina a fare un’alleanza con il Pd, ma solo se a guidarlo ci fosse lui (o una sua emanazione come appunto la Picierno). “Secondo me la Schlein alla fine ha accettato obtorto collo la sua candidatura, proprio per levarsela dalle scatole, così come ha fatto con Zingaretti, Bonaccini e Nardella.
La Schlein non vuole avere al fianco persone troppo ingombranti che possano chiaramente mettere in risalto la sua totale mancanza di leadership. Perché un vero leader deve contribuire ad appianare i contrasti direttamente e non svicolare ed evitare il confronto” preconizza un vecchio senatore del Pd. Cresciuta politicamente nel Partito Popolare Italiano (PPI), e nell’Irpinia del mito di Ciriaco De Mita, di cui ha più volte dichiarato la sua vicinanza politica e in passato lo ha definito "il mio mito", nel 2002 aderisce alla confluenza del PPI, assieme a Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini e ai Democratici di Arturo Parisi, nella Margherita di Francesco Rutelli, di cui a marzo 2005 divenne presidente federale della sua organizzazione giovanile.
Nel 2007 aderisce allo scioglimento della Margherita e la sua confluenza nel Partito Democratico (PD), venendo nominata a novembre da Walter Veltroni, eletto segretario alle primissime elezioni primarie di quell'anno, responsabile con delega ai giovani nella sua segreteria nazionale. Nel partito attuale non è certo amata dalla componente più radicale e pacifista, che la critica aspramente, soprattutto dopo che è venuta fuori una sua partecipazione lo scorso anno, con una delegazione del think tank di estrema destra Israel Defense and Security Forum: "Riteniamo incompatibili con i valori dell’Ue la permanenza di un’organizzazione come Idsf nel registro delle lobby accreditate presso il parlamento di Bruxelles. E altrettanto riteniamo incompatibile con le politiche del Pd intrattenere qualsiasi relazione con simili realtà", hanno scritto alcuni parlamentari, tra cui Andrea Orlando, Susanna Camusso, Laura Boldrini, Artuso Scotto, e Nico Stumpo, componenti dell’Intergruppo parlamentare per la pace tra Israele e Palestina.
La Schlein come al solito ha preferito non intervenire nella polemica, ma chi le è vicino dice che non ha affatto apprezzato la cosa. La Picierno ha semplicemente ribattuto di avere incontrato l’organizzazione israeliana, nel suo ruolo di vicepresidente del Parlamento europeo, e ha comunque voluto ribadire come è nel suo stile e nel suo carattere che non si fa dire da nessuno quello che deve fare. Fa specie che tutta questa solerzia nel criticare la Picierno non sia stata usata invece dagli stessi fedelissimi della Schlein, per solidarizzare quando invece fu attaccata duramente da un propagandista russa, Vladimir Soloviev. Mentre la solidarietà è arrivata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari oltre che da Calenda e da buona parte della componente dei riformisti del partito.
Una spaccatura del partito che sta emergendo soprattutto nella delegazione del Pd a Bruxelles, dove la Picierno guida una pattuglia di “dissidenti”, che comprende Gori, Zingaretti, Bonaccini e Decaro, e che comincia a mostrare sempre maggiore insofferenza versò una linea del partito in politica, in cui non si riconoscono appieno. Secondo alcuni non avrebbe gradito anche la scelta della segretaria di lasciare alla spagnola Garcia la carica di presidente del gruppo Pse, malgrado spettasse priori al Pd, che ha la delegazione più numerosa. Ma forse dicono sempre i bene informati, un po' maliziosamente a che quello è stato uno sgambetto vero di lei, che sarebbe stata forse la naturale candidata a ricoprire quel ruolo. Insomma, ne vedremo delle belle in questa sfida tra due donne così diverse ma forse, chissà, legate alla fine dallo stesso comune destino politico: passare da Bruxelles alla guida del Partito Democratico.
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