Politica

Camera: Rampelli eletto vicepresidente, D'Incà Questore

Asse Salvini-Meloni in Parlamento. Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d'Italia, è stato eletto dall'Aula di Montecitorio vicepresidente della Camera e Federico d'Incà, del Movimento 5 stelle, Questore. Il primo subentra a Lorenzo Fontana, nominato ministro della Famiglia, il secondo a Riccardo Fraccaro, neoministro per i Rapporti con il Parlamento. A Rampelli sono andati 245 voti, a d'Incà 329. Si tratta di un ulteriore passo di avvicinamento verso un possibile ingresso nella maggioranza del partito di Giorgia Meloni. Fdi punta però anche a una delle due Commissioni di garanzia che spettano all'opposizione, Copasir e Vigilanza Rai, specie la seconda, che è nel mirino pure di Fi.

Intanto il governo è ufficialmente al completo dopo il giuramento, intorno alle 13, dei 39 sottosegretari e 6 viceministri del governo Conte, alla presenza del premier, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e del vicepremier Matteo Salvini. Al termine della cerimonia Conte, che ha tenuto per sè la delega ai Servizi, ha sottolineato: "È un grande onore avervi nella squadra di governo e spero lo sia anche per voi. Il percorso normativo che siamo chiamati a seguire è scritto nella Costituzione, disciplina e onore. Dal punto di vista umano ci metteremo qualcosa, ci metteremo il cuore per non lasciare disattese le speranze di tutti. Abbiamo tanto da lavorare ma l'impegno e la determinazione non ci mancheranno".

Accanto a Giorgetti, che nella nuova istituzionale ha rinunciato a indossare la spilletta con il guerriero Alberto da Giussano, c'era come detto anche Salvini. Seduto di fianco al tavolo dove i nuovi componenti del governo hanno giurato, ha stretto la mano a tutti i sottosegretari, salutando con particolare trasporto i due leghisti lombardi che lo affiancheranno al Viminale, Nicola Molteni e Stefano Candiani. Mentre, un occhio sempre al telefonino e ai messaggi, si è alzato per baciare e salutare la fedelissima e 'pasionaria' bolognese, Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali e protagonista di un breve 'qui pro quo' dal momento che il suo cognome è stato sbagliato durante la cerimonia, poi subito corretto.