Politica

Dazi, Meloni cauta non vuole la 'guerra' con Trump. No alla linea dura di Parigi e Berlino e a maggio il viaggio negli Usa

Il ruolo di ponte tra Ue e America stenta a decollare. Inside

Di Alberto Maggi

Una situazione complicata, anche perché Emmanuel Macron e il futuro cancelliere tedesco Friedrich Merz non hanno alcuna intenzione di usare i guanti di velluto con Washington


Ci siamo. Domani, martedì 2 aprile, scattano i dazi globali di Donald Trump anche contro l'Unione europea e quindi l'Italia. A rischio moltissime aziende, si parla di decine di migliaia di posti di lavoro nei settori che esportano moltissimo negli Stati Uniti d'America. La strategia di Giorgia Meloni, sempre consigliata dalla sorella Arianna, non sta al momento decollando o comunque non ha portato i frutti sperati.

Il viaggio alla Casa Bianca, quasi certamente, non ci sarà fino a maggio e nonostante la condanna di Marine Le Pen in Francia e la ciambella di salvataggio di Carlo Calenda (che ha affermato come ha fatto il ministro di Fratelli d'Italia Adolfo Urso di non rispondere con contro-dazi) aiutino la presidente del Consiglio a sviare l'attenzione dell'opinione pubblica, prima o poi i nodi vengono e verranno al pettine.

Una situazione complicata, anche perché Emmanuel Macron e il futuro cancelliere tedesco Friedrich Merz non hanno alcuna intenzione di usare i guanti di velluto con Washington. Meloni si trova in mezzo tra il buon rapporto che intende mantenere con il trio Trump-Vance-Musk e la necessità di non rompere e strappare con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea che ha al suo interno come vice-presidente esecutivo Raffaele Fitto, uomo di punta di Fratelli d'Italia.

Ed è così, spiegano fonti di FdI, che la reazione di Meloni sarà quella della massima cautela: nessuna risposta immediata, niente guerra commerciale con gli Usa ma cercare spazi di confronto, anche ovviamente sull'Ucraina, mantenendo sempre vivo l'asse atlantico ovvero il rapporto tra le due sponde dell'Oceano. Ma in Europa i falchi di Parigi e Berlino (e non solo) spingono per una reazione forte contro il tycoon e quindi un certo imbarazzo a Palazzo Chigi si respira, motivato anche dal fatto che i due vicepremier sono su posizioni opposte in politica estera, e non solamente sul piano di riarmo dell'Unione.

La strategia della presidente del Consiglio si baserà quindi sulla prudenza, parola d'ordine evitare reazioni scomposte e preparare il viaggio a maggio negli Stati Uniti per cercare di esercitare fino in fondo quel ruolo di ponte tra Usa e Ue che finora è rimasto solo sulla carta. La partita è complessa perché il mondo industriale e agricolo è in forte allarme ma la premier considera una guerra commerciale assolutamente controproducente e a Bruxelles si batterà per evitare risposte muscolari contro Trump.

Anche se nel frattempo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, responsabile anche del Commercio Internazionale, sta esplorando la possibilità di esportare verso nuovi mercati. Una partita dunque complessa che Meloni intende giocare fino in fondo ancorata all'Ue ma senza i toni belligeranti di Macron e Merz e mantenendo vivo il canale di dialogo con la Casa Bianca in attesa del viaggio negli States.

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