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Governo, Conte lavora alla squadra.Cartabia alla Giustizia, la mossa pro Renzi

Il leader di Italia Viva: "Se non saltano Gualtieri e Bonafede, il Conte ter non si fa"

Governo, Conte lavora alla squadra.Cartabia alla Giustizia, la mossa pro Renzi

Il tavolo delle trattative per formare un nuovo governo continua alla Camera, con il presidente Fico nel difficile ruolo di mediatore. Dopo la lunga giornata di ieri, però, il Conte ter sembra allontanarsi. Per questo, seppur nel silenzio - si legge sul Corriere della Sera - l'avvocato lavora per limare alcuni punti critici. Sente con discrezione Fico e segue le trattative, con un orecchio allo scontro sulla «discontinuità» chiesta da Renzi e l’altro al telefono, per convincere i ministri uscenti e sondare quelli entranti. Nelle chat di Italia Viva, Renzi assicura che lui non pone veti e non ha pregiudizi, anzi si augura che il confronto faccia un passo avanti. Ma è lo stesso Renzi che alle dieci di sera semina avvertimenti esplosivi: "Se non saltano Gualtieri e Bonafede, il Conte ter non si fa". L’avvocato di Palazzo Chigi ha capito che l’ex premier fa sul serio e poiché sa bene che su Gualtieri il Pd non sente ragioni, tenta la moral suasion con i 5 Stelle per convincerli a rinunciare alla Giustizia.

Forse anche per questo - prosegue il Corriere - si è diffusa la notizia che il giurista pugliese avrebbe chiamato Marta Cartabia. Il premier dimissionario l’avrebbe sondata non certo come possibile premier di un governo istituzionale, bensì per l’incarico di Guardasigilli, qualora il veto di Renzi su Bonafede dovesse risultare inamovibile. Palazzo Chigi non conferma e non smentisce, finché a sera la presidente emerita della Consulta fa sapere di non aver ricevuto alcuna chiamata da Conte. Se gli animi si placano e si arriva a un’intesa sul cronoprogramma e sul nome, l’avvocato otterrà da Mattarella il sospirato incarico. Se invece l’alleanza va in pezzi, si apre un altro scenario e il presidente Mattarella potrebbe alzare il telefono e chiamare l’ex presidente della Bce, Mario Draghi.