Politica
Governo Salvini-Di Maio? "No, ipotesi solo tecnica ma non politica"
Intervista di Affaritaliani.it allo scrittore Marcello Veneziani
Crede al governo Salvini-Di Maio?
"No, non penso proprio che nascerà. E' un'ipotesi tecnicamente possibile ma politicamente molto difficile".
E quindi?
"O ci sarà una soluzione creativa, una terza ipotesi con la sintesi di maggioranze più o meno variabili, oppure ci sarà una concertazione provvisoria per modificare la legge elettorale e ripassare dalle urne. E a quel punto usciranno sicuramente vincitori i cosiddetti populisti, considerati da molti osservatori il cancro della democrazia e come tali demonizzati".
Come finirà?
"E' molto difficile fare previsioni. Non vedo a una soluzione preferenziale e tantomeno quella più logica, che, anche se ci fosse, non sarebbe necessariamente quella seguita".
Oggi possiamo dire che Salvini è il leader del Centrodestra?
"Credo di sì, anche se non rappresenta tutto il Centrodestra ma ha dimostrato una maggiore capacità di muoversi politicamente considerando anche il responso delle urne. La sua leadership è necessaria anche perché quella di Berlusconi è tramontata ed è inutile attardarsi a difenderla".
Nella Lega in questi giorni è emersa la figura di Giancarlo Giorgetti...
"Avrà certamente un ruolo importante. Giorgetti comunica meno rispetto agli elettori, ai cittadini e ai telespettatori e questo fa pensare che abbia una visione più strategica e maggiori contatti/rapporti. Con Salvini può fare un buon tandem".
Nascerà il partito unico del Centrodestra?
"No, ci sono sensibilità diverse e un grande partito del Centrodestra non sarebbe inclusivo di tutti i soggetti visto che c'è una parte liberale e moderata che è irridicibile e quindi estranea a Salvini leader. La parte, piccola, moderata della coalizione ha ancora simpatia per la Merkel mentre il resto del Centrodestra guarda con simpatia alla Russia di Putin e porta avanti il concetto di sovranità nazionale".
E Macron?
"Dopo l'elezione di Trump negli Usa, l'ascesa internazionale di Putin e quello che sta accadendo in Paesi dell'Est come la Polonia e l'Ungheria un Centrodestra nuovo e serio dovrebbe riflettere e non appiattirsi su Merkel e Macron".
Il Pd ha ancora un futuro dopo il 4 marzo?
"Così com'era prima no, ma non sparirà dalla scena politica quella cultura. Ci sarà una forte ridefinizione e andiamo incontro ad un biennio di grandi trasformazioni. Nascerà qualcosa che assomiglia a destra e sinistra ma con un altro nome. Due soggetti emergeranno e non necessariamente quelli che oggi sono in conflitto, però è impossibile che ci sia la fine del Pd. Di fatto esiste una parte minoritaria di elettori che si riconosce in quella mentalità".
Quante chance ci sono che si torna al voto a breve?
"Le possibilità che si voti a ottobre sono una su tre perché, al di là di ogni disegno politico, c'è sempre una tendenza alla conservazione dei parlamentari. Nell'arco di un biennio, invece, potrebbero esserci reazioni allergiche, fallimenti e richiami europei che potrebbero portare a governi di emergenza o alla corsa al voto".