Palazzi & potere

Foibe, una pagina di storia finalmente ricordata

Ne parla ad Affari il sottosegretario alla Giustizia Ferri

Sono trascorsi oltre dieci anni dall'istituzione del Giorno del ricordo con la legge 30 marzo 2004, n. 92, in memoria delle vittime delle foibe e delle sofferenze patite dalla popolazione italiana dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia soprattutto alla fine del secondo conflitto mondiale. Una vicenda di violenze e vendette troppo a lungo dimenticata. L’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si espresse in termini di "Congiura del silenzio", richiamando ragioni di strategica opportunità politica che indussero a tacere o negare la verità.

 

Il primo eccidio si consuma in Istria e in Dalmazia dopo l’8 settembre 1943, giorno in cui fu resa pubblica la firma dell’armistizio. La violenza si acutizza alla fine della seconda guerra mondiale quando l’esercito slavo occupa Trieste e l’Istria (fino ad allora territorio italiano) per riconquistare terre che, alla fine della prima guerra mondiale, in nome dell’irredentismo erano state sottratte alla Jugoslavia. Il secondo eccidio è perpetrato tra il maggio e il giugno del 1945 quando migliaia di italiani istriani, fiumani e dalmati sono obbligati a lasciare le loro case, altri ancora uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Le fonti rivelano drammaticamente un numero di vittime compreso tra le 4000 e le 6000, fino ad ipotizzarne 10.000.  Alle porte di Trieste, a Basovizza un pozzo di una miniera di carbone scavata nella roccia agli inizi del Novecento e poi abbandonata, ricorda i 2.500 infoibati, fra il 1 maggio e il 15 giugno 1945. A Gorizia, Trieste e Pola le violenze cessano il 12 giugno 1945 con l’arrivo delle truppe alleate che subentrano all’amministrazione jugoslava. Per nove anni Trieste rimane sotto il controllo di un governo militare statunitense e, poi, britannico. Il 10 febbraio 1947 il trattato di Parigi assegna alla Jugoslavia le province di Pola, Fiume, Zara e parte dei territori di Trieste e di Gorizia. Dal 1943 al 1947, oltre 250.000 Istriani, Fiumani e Dalmati debbono intraprendere la via amara e rischiosa dell’esilio per sfuggire ai rigori del regime jugoslavo di Tito. L’Italia assume il pieno controllo di Trieste, solo nel 1954, lasciando l’Istria al controllo jugoslavo.

 

La legge n. 92 del 2004, con la quale il Parlamento vota la legge istitutiva del “Giorno del ricordo”, interpella la memoria collettiva del nostro Paese e rende giustizia a questa pagina oscura della storia italiana.

 

Cosimo Maria Ferri