Palazzi & potere

Lobby di lotta e di governo

I grillini di governo (locale per ora) sono sempre più attenti a quelle lobby che fino a ieri hanno demonizzato. Succede così che anche intorno all'olio di girasole c'è sempre più interesse. Non ci traggano in inganno i tanti campi di fiori di girasole che attraversano la penisola. L’Italia non ha i numeri per essere annoverata tra i grandi produttori al contrario di russi, ucraini e turchi.
Per due anni quelli del Movimento hanno guidato la crociata all’olio di palma, toni ideologici per tutelare i consumatori indifesi davanti alle multinazionali asiatiche, indonesiane e malesi. Guerra quasi vinta visto che alcune tra le più importanti industrie alimentari hanno rinunciato all’olio di palma. La pressione mediatica è stata tale che hanno ceduto al grasso per loro più conveniente sia in termini di costi che di qualità alimentari. Per non perdere clienti stanno sbandierando l’assenza di olio di palma. C’è solo un problema, non ci dicono con cosa è sostituito.
Non c’è prova scientifica che dimostri che l'olio di palma sia cancerogeno. Come di altri grassi non bisogna abusarne ma certamente le quantità presenti negli alimenti sugli scaffali non fanno male. Non fanno meno male comunque gli oli come il girasole, con cui il palma è sostituito.
Basta farsi un giro online, nel Santa sanctorum grillino per intenderci, per scoprire che per esempio, il palma malese è prodotto da centinaia di piccoli produttori a cui il governo locale cede le piantagioni assicurandosi che la foresta resti così intatta. Chi sono invece i produttori di olio di girasole? Le multinazionali dell’Est Europa.
La domanda a questo punto sorge spontanea: come mai tutta questa attenzione nei confronti dei produttori di olio di girasole?