Palazzi & potere

Renzi come Zeman: dice di perdere perché il PD non è renziano

Renzi come Zeman: dice di perdere perché il PD non è abbastanza renziano (così come le squadre del boemo perdevano perché, si diceva, non abbastanza zemaniane)

 

Renzi si sta convincendo che serva un "reset", azzerare e ripartire. Come farlo, Renzi lo deciderà nelle prossime ore, ma sostanzialmente ha deciso: serve una seconda ondata della rottamazione: «Dove abbiamo candidati innovatori vinciamo, perdiamo dove i Cinque Stelle hanno presentato loro candidature innovative. Dove abbiamo perso, questo è accaduto perché sono stato troppo renziano o troppo poco? Dobbiamo includere di più o innovare di più?».
Renzi, scrive la Stampa, farà le sue valutazioni nelle prossime ore. Oltre ad una seconda ondata di rottamazione, potrebbe prendere quota un altro elemento che nelle settimane scorse Renzi aveva valutato: proporsi d' ora in poi con un piglio meno divisivo. Azzerando dal suo lessico i gufi e i capri espiatori e proponendosi con un approccio decisionista ma meno aggressivo. Per la verità Renzi si è proposto di vestire questi panni già da un paio di mesi, sinora senza particolare successo.
Ieri notte Renzi ha comunque deciso che quando uscirà allo scoperto, quasi certamente oggi, eviterà di nascondere la sconfitta. Stavolta - e Renzi lo sa - è difficile dar la colpa ai «gufi», alla minoranza Pd e meno che mai al partito, capro espiatorio di tante circostanze. A Roma non si sarebbe mai votato, se Renzi in persona - dopo aver delegittimato per sei mesi e pubblicamente il sindaco Ignazio Marino - non si fosse impuntato per lo scioglimento del consiglio comunale, consumato davanti al notaio. E' stato Renzi a scegliere Roberto Giachetti come candidato. È stato Renzi a pregare un recalcitrante Piero Fassino a ricandidarsi a Torino.