Politica
Pd fucsia con Laura Boldrini (e Bersani?). Autostrada al centro per Renzi

Con la Boldrini (e prossimamente Bersani) il Pd di Zingaretti si sposta a sinistra. Renzi sarà il Macron italiano o il nuovo Casini?
C'è chi scende, c'è chi sale. Il Partito Democratico di questo periodo è un porto di mare (Matteo Salvini lo definisce un "autobus"). Uscito l'ingombrante Matteo Renzi, che comunque ha ancora a bordo qualche fedelissimo (in primis Luca Lotti che negli scorsi giorni ha dichiarato di non capire il senso della scissione in questo momento), rientrano o sono pronti a rientrare i "grandi vecchi" della tradizione ulivista. Laura Boldrini è la prima a dare il segnale, con l'annuncio del suo ingresso nel Pd. Ma presto potrebbero seguire anche alti, in primis Pier Luigi Bersani.
"Non è più tempo di piccoli partiti", ha dichiarato l'ex presidente della Camera spiegando la sua decisione. Una mossa che di fatto dà il via allo svuotamento di Liberi e Uguali e sposta a sinistra l'asse del Pd del segretario Zingaretti. Boldrini, celebre per le sue accomodanti posizioni sull'accoglienza che l'hanno resa un bersaglio della destra sovranista, rende un po' più fucsia il rosso smunto di un Pd che ora Zingaretti sembra pronto a ricondurre su sentieri più tradizionali.
Il riassorbimento di Liberi e Uguali non porta in dote un grande capitale di voti (quantomeno stando alle ultime tornate elettorali e ai sondaggi più recenti) ma potrebbe, almeno nelle speranze di Boldrini and company, condurre il Pd a una riaffermazione identitaria e a un recupero dell'elettorato più di sinistra che nel frattempo si è rivolto altrove, in primis Movimento Cinque Stelle ma anche (soprendentemente) Lega.
Il Pd diventerà più green, più accogliente, più di sinistra (o più fucsia). Un cambiamento che potrebbe anche cementare l'alleanza di governo con il M5s. Non dimentichiamo che proprio da Liberi e Uguali era partito l'appello alla formazione del nuovo governo giallorosso dopo la crisi del precedente esecutivo innescata da Salvini.
La maggiore consonanza di vedute, quantomeno su alcuni dossier, tra Pd e M5s apre scenari interessanti anche per quanto riguarda le regionali (al di là di quelle imminenti in Umbria) e non solo. Soprattutto con una nuova legge elettorale proporzionale, si può iniziare a intravedere un ritorno al bipolarismo fatto di alleanze e coalizioni (in partenza o ex post) con Pd e M5s che potrebbero diventare il nuovo centrosinistra, pur con la componente post ideologica pentastellata, a fronteggiare il redivivo centrodestra a trazione leghista.
Nel frattempo, lo smottamento dell'asse piddino crea un'autostrada al centro per lo scissionista Renzi, che con il suo neonato Italia Viva potrà cercare di occupare un campo rimasto quasi del tutto scoperto proponendosi come la versione italiana di Emmanuel Macron (ma potrebbe anche diventare il nuovo Casini). Un'impresa complicata che potrebbe ballare pericolosamente tra il successo e il fallimento ma che potrebbe anche portare l'ex segretario del Pd a risultare decisivo come per certi versi sta già accadendo in questa legislatura.
@LorenzoLamperti