Politica

Pd, scissione? Dipende dal potere di Renzi

Notevole il potere dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi all’interno del Pd, se, dopo essere stato bocciato dagli italiani al referendum costituzionale, se la voce grossa a Bruxelles ha portato a una probabile procedura di infrazione sul debito, se la bomba immigrazione è lampante con l’Italia abbandonata dall’Ue; dopo che – pur avendo egli fatto durante i quasi tre anni di governo – il cambiamento prodigioso non c’è stato e l’Italia cresce meno degli altri Paesi dell’Unione – notevole che Renzi riesca a tenere presto, ad aprile o a maggio, il Congresso del Pd. Evidentemente convinto di vincerlo. O l’ex premier bleffa?

Se la minoranza Pd vuole rinviare il Congresso, parla di “partito di Renzi”, sostiene che la scissione c’è già stata, significa che teme di uscire ridimensionata se non azzerata dal Congresso. Se Renzi si dimetterà da segretario del Pd all’Assemblea di sabato, se il reggente sarà Matteo Orfini, se la scissione della minoranza ci sarà, tutto questo sembra tattica. Una partita di scacchi. Fare la prima o la seconda mossa? Meglio andarsene o essere cacciati? Cacciarli o fare in modo che se vadano? Intanto l’Italia – nonostante la serietà del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni - fa acqua, a partire dal caso di Roma. Il Pd non esprime geni della politica, ma questa non è una giustificazione.

Ernesto Vergani