Politica

Pd, Cuperlo-Bindi verso l'addio. Nuovi ingressi in Sinistra Italiana


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Siamo proprio sicuri che Matteo Renzi è tranquillo e sereno dopo la nascita di Sinistra Italiana? E' vero che Pierluigi Bersani ha attaccato Stefano Fassina (e viceversa) e almeno per il momento intende restare nel Partito Democratico, e le stassa cosa è stata affermata anche dall'ex ministro di Romano Prodi Vannino Chiti, ma nella minoranza Pd crescono i dubbi e soprattutto le tentazioni di lasciare il Nazareno ed entrare nel nuovo soggetto politico nato sabato scorso a Roma. In particolare - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - ci sarebbe due big democratici - Gianni Cuperlo e Rosy Bindi (quindi due "pezzi" da novanta) - che starebbero seriamente prendendo in considerazione l'ipotesi di aderire a Sinistra Italiana. Cuperlo è molto critico con il premier sia sulla Legge di Stabilità sia sulla gestione del partito sia sull'ultimo passaggio a Palazzo Madama del ddl Boschi. Quella sua frase - "spero che il Pd sia rinnovabile" - è stata letta da molti come propedeutica allo strappo, che potrebbe concretizzarsi qualora il governo si rifiutasse, come pare, di modificare in modo netto la manovra economica. La Bindi, invece, è legata a quel mondo ulivista e quindi prodiano al quale SI intende ispirasi. Un'adesione dell'ex presidente del Pd significherebbe aprire la nuova formazione politica di sinistra anche ai cattolici e quindi connotarla non solo come un soggetto puramente della sinistra radicale. Non solo. Sempre secondo indiscrezioni raccolte nel Palazzo, ci sarebbero almeno cinque senatori della sinistra Pd - tra i quali si fanno i nomi di Walter Tocci e Felice Casson - che non avrebbero escluso nelle prossime settimane il loro ingresso in Sinistra Italiana e quindi l'addio al Pd e alla maggioranza che sostiene Renzi. Decisiva, come detto, sarà la Legge di Stabilità. Un'apertura dell'esecutivo a cambianeti sostanziali farebbe probabilmente rientrare il dissenso, una chiusura al contrario spiengere fuori dai democratici altri deputati e senatori.