Politica

Tra Conte e Schlein c'è Virginia Raggi: ultimo ostacolo per l'alleanza Pd-M5s

Di Giuseppe Vatinno

L'ex sindaca della Capitale, Raggi, da sempre ostile al campo largo con il Pd si tiene però il ruolo di presidente di Roma Expo 2030

Virginia Raggi si illumina di luce riflessa dopo la vittoria di Elly Schlein alle primarie del Pd, ma combatte contro l'alleanza

Virginia Raggi, in tempi di astinenza, non si fa sfuggire l’occasione di ricevere un po’ di luce riflessa dalla vittoria di Elly Schlein: "Credo che per un partito che ha fatto della parità di genere e dei diritti una bandiera, dare finalmente corpo alle parole ripetute per anni sia un grande passo in avanti. E lo dico io che sono sempre stata e resto contraria alle quote rosa. Diciamo che è una buona notizia per l'Italia: è giusto che ci sia più rappresentanza, così come è giusto che ci sia più spazio per i giovani. Altrimenti è inutile lamentarsi che vanno sempre meno persone a votare".

Naturalmente l’argomento principale non è il programma della nuova segretaria ma il fatto che si tratti di una donna, anche se in realtà la nuova segretaria del Pd è dichiaratemene bisessuale. C’è poi la solita tirata contro il “maschilismo” presente in politica: "E non solo nella politica... ma volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, questo ci dice che ci sono ampi margini di miglioramento”.

Poi alla domanda sul flop alle regionali, con la candidata dei Cinque Stelle Donatella Bianchi, semplicemente glissa con un banale: "Guardiamo al futuro. Si deve dialogare maggiormente con il territorio" e poi ancora “no alle alleanze calate dall’alto” e questo è il punto interessante oltre il tentativo di avere un po’ di visibilità mediatica con le vittorie degli altri.

Con la vittoria della Schlein si riapre infatti il campo largo dei tempi di Zingaretti e quindi di una alleanza sistematica tra Partito democratico e Cinque Stelle e questo lei non l’ha mai potuto sopportare. Si tratta di un accordo che ha sempre tentato di boicottare e uno dei motivi ricorrenti di polemica con il suo capo, Giuseppe Conte, con il quale è in pessimi rapporti dopo le note vicende che l’hanno lasciata fuori da ogni candidatura al seguito della clamorosa débâcle delle ultime elezioni cittadine in cui è arrivata clamorosamente ultima, punita severamente dai cittadini infuriati per il suo operato nella Città Eterna.

Ma con questa posizione anti – Pd Virginia Raggi si candida a stare fuori dal mainstream politico - anche dell’opposizione - perché è del tutto evidente che la Schlein e Conte procederanno nel progetto di accordo strutturale e sarà poi da vedere se l’ex premier riuscirà ad intortare anche la nuova segretaria oppure no. La Raggi è contro il Pd, però nel frattempo si tiene ben stretto il posto di Presidente della Commissione Expo 2030 che le ha dato proprio Roberto Gualtieri che lei attacca appena può.

Non si capisce perché il sindaco di Roma non le tolga il posto e lo offra, ad esempio, a Roberta Lombardi che invece con il Pd ha avuto ed ha un ottimo rapporto essendo stata anche una valida assessore all’ambiente nella giunta con Zingaretti. La scelta della Lombardi avrebbe due risultati: promuovere una delle poche figure dei Cinque Stelle che ha lavorato bene a Roma e nel Lazio e allontanare una pericolosa nemica del campo largo, cioè Virginia Raggi, che oltretutto potrebbe non dare garanzie di impegnarsi allo spasimo per il progetto Expo 2030 il cui successo invece illuminerebbe di gloria proprio Roberto Gualtieri, suo acerrimo nemico politico.