Politica
Francia, "ecco perché l'establishment europea ha fatto fuori (politicamente) Le Pen. E c'entra anche la bomba atomica..."
Parla Vincenzo Sofo, esponente di FdI e familiare dei Le Pen

"Qual è il paese membro dell'UE con la principale industria della difesa e l'unico dotato di arma nucleare? La Francia. Che dunque sarà l'epicentro di tutti questi processi che determineranno il futuro del nostro continente"
"Dietro alla sentenza su Marine Le Pen si cela un gioco molto più grande per la politica francese ed europea che ci riguarda dunque tutti da vicino, molto più da vicino di quanto si possa pensare". Lo afferma ad Affaritaliani.it Vincenzo Sofo, esponente già eurodeputato di Fratelli d'Italia, sulla vicenda giudiziaria di Marine Le Pen in risposta al commento apparso oggi su Il Corriere della Sera a firma di Aldo Cazzullo. Sofo è anche marito di Marion Maréchal Le Pen, nipote della stessa Marine, nonché autore del libro 'Tecnodestra. Il futuro dell'Europa nell'era Musk' uscito da pochi giorni in libreria.
"Presupposto: Marine Le Pen non è accusata né di corruzione né di appropriazione personale di denaro pubblico ma di uso improprio delle risorse europee. Tradotto, si tratta di una disputa incentrata, essenzialmente, sul recinto entro il quale deve confinarsi l'attività degli assistenti territoriali dei parlamentari europei. L'accusa è quella che gli assistenti siano stati usati per fare del lavoro politico mentre avrebbero dovuto limitarsi a quello esclusivamente parlamentare. La difesa è quella che è impossibile scindere le due cose quando si è assistenti di un parlamentare che è innanzitutto un dirigente di partito e che fa dunque, per forza di cose, attività politica e non solo parlamentare", spiega Sofo.
"Ma non è l'oggetto della disputa giudiziaria, che farà il suo corso e che poco ci compete, il tema sul quale riflettere. Lo scandalo è scaturito dal fatto che il giudice, nell'emettere una condanna di primo grado (dunque non definitiva) ha scelto di applicare a Le Pen un'ineleggibilità preventiva immediata al fine, rivendicato, di impedirle di partecipare alle elezioni presidenziali del 2027. Una decisione che è stata perciò subito associata all'iniziativa, altrettanto politica, che una delle più grosse associazioni di magistrati del paese aveva messo in atto in occasione delle ultime elezioni legislative, richiamando con un comunicato stampa tutti i magistrati e coloro che hanno un ruolo nell'ambito della giustizia di fare tutto il possibile per impedire alla destra l'accesso al potere", sottolinea l'ex eurodeputato di FdI.
"Un potere che per Marine Le Pen era fino a ieri vicinissimo: leader del primo partito di Francia, largamente in testa in tutti i sondaggi e senza nessun candidato alternativo all'orizzonte in grado di poter ambire a sottrarle la vittoria".
"Ma sullo sfondo di questa vicenda giudiziaria dall'importanza apparentemente locale c'è in realtà molto di più. A evocarlo è persino Aldo Cazzullo sul Corriere che lascia intendere quanto fosse ingenuo poter immaginare che l'establishment avrebbe lasciato davvero andare al potere Marine Le Pen con il rischio che "smontasse tutta l'impalcatura europea costruita negli ultimi cinquant'anni". Ecco allora che Cazzullo involontariamente crea il legame, inquietante, con quanto accaduto in Romania dove il candidato dato per vincitore è stato estromesso dalla competizione elettorale accusato di essere sotto l'influenza della Russia. Seguendo la tesi di Cazzullo, significa che in Romania l'operazione di estromissione di Georgescu è stata un'ovvia operazione dell'establishment per evitare che un paese membro dell'UE strategico per il contenimento di Mosca potesse essere guidato da qualcuno con posizioni più morbide e negoziali con il Cremlino. Dunque per tutelare la strategia scelta e portata avanti dagli organi decisionali di Bruxelles", argomenta Sofo.
"Ma perché un'operazione di questa natura dovrebbe essere presa in considerazione anche in Francia, che poco ha a che vedere con la Romania e che in questo momento rapporti tutt'altro che buoni ha con Mosca? Ebbene la tesi di Cazzullo ha in realtà un fondamento solido, solidissimo. Il tema cruciale nell'agenda UE dei prossimi anni è infatti il riarmo europeo come strumento per raggiungere un'autonomia strategica rispetto agli Stati Uniti di Trump. Questo riarmo ha ovviamente bisogno di un'industria della difesa capace di supportarlo e, soprattutto, di un ombrello nucleare in grado di sostituire quello americano. Qual è il paese membro dell'UE con la principale industria della difesa e l'unico dotato di arma nucleare? La Francia. Che dunque sarà l'epicentro di tutti questi processi che determineranno il futuro del nostro continente. A partire da una scelta cruciale, quella che Parigi dovrà fare a proposito della condivisione o meno del potere decisionale sull'uso dell'arma nucleare. In soldoni: ok, usiamo l'ombrello nucleare francese invece che americano ma chi deciderà se/quando premere il bottone rosso? Il presidente della Francia o quello della Commissione europea?", aggiunge ancora Sofo.
"Una scelta che toccherà al prossimo presidente della Repubblica francese. A cui spetterà anche la scelta di mantenere o cedere all'UE il seggio francese al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E che avrà un ruolo determinante anche nel decidere se il riarmo dovrà restare in capo alle nazioni quindi un ambito di sovranità nazionale, come previsto attualmente, o se dovrà diventare una competenza europea scavalcando queste ultime, rendendo cioè la difesa comune una scusa per compiere un'accelerazione nel processo federalista che punta al superamento delle nazioni per fare gli Stati Uniti d'Europa (come indicato da Draghi)".
"Parafrasando ed esplicitando dunque la domanda di Cazzullo, diventa: davvero siete così ingenui da pensare che l'establishment avrebbe lasciato che a prendere queste decisioni fosse Marine Le Pen o, comunque, qualcuno che non è favorevole alla realizzazione accelerata degli Stati Uniti d'Europa?".
"Domanda che ci fa capire che ciò che sta vivendo Le Pen oggi, potrebbe capitare domani a chiunque in Europa abbia posizioni critiche rispetto all'accelerazionismo federalista. Perché non ci si può permettere il lusso di rallentare o invertire ciò che un certo establishment ha deciso. Ed è forse per questo che Cazzullo chiosa ammonendo che "da italiani, cioè un popolo che disprezza lo Stato e la politica, fatichiamo a capire i Paesi dove un establishment esiste" e avvertendoci che "non a caso l’Italia è l’unico Stato dell’Europa occidentale dove i populisti hanno vinto le elezioni, sia nel 2018 sia nel 2022", conclude Sofo.
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