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Sicilia: turismo in affanno, ripresa possibile solo con il mercato domestico

Eduardo Cagnazzi

Intesa Sanpaolo e Srm ipotizzano tre scenari sulle prospettive della filiera turistica dell'isola. Fino al 2019 il suo peso sull'economia era del 9,6%.

La ripresa della domanda turistica in Sicilia potrà recuperare -se sarà veloce la domanda domestica rispetto a quella internazionale- un valore compreso tra 99 milioni di euro (ipotesi pessimistica) e 406 milioni secondo lo scenario più ottimistico,con un relativo impatto sulla ricchezza totale dell’area tra lo 0,12% e lo 0,51%.  Fino al 2019 il peso della filiera turistica sul totale dell’economia regionale era attestato al 9,6%. Le previsioni sono contenute nel report di Intesa Sanpaolo ed Srm, Centro studi napoletano collegato al gruppo bancario, sulle prospettive di ripresa della filiera turistica in Sicilia.

L’indagine evidenzia una rilevante contrazione della domanda turistica nello scorso anno con un -62,5%. In questo contesto emerge un calo più contenuto delle presenze turistiche italiane (-36,6%) rispetto a quelle straniere (circa -86%). L’indagine rileva che la crisi abbia tagliato oltre il 60% del valore della spesa turistica registrata nel 2019 e il 63% del fatturato delle imprese del settore “core” della filiera turistica, con un impatto negativo sul Pil regionale di -0,84% (Italia -1,48%). In un contesto macro-economico che si prevede in miglioramento, il turismo affronterà una sfida rilevante.

Dai tre scenari elaborati da Srm, che si distinguono per la velocità della ripresa, emerge una crescita della domanda turistica nell’isola con valori tra 7,1, 9,4 e 11,4 milioni di presenze, rappresentando rispettivamente il 47%, il 62,5% e il 75,1% del potenziale espresso nel 2019. In particolare, si prevede una ripresa più veloce del turismo domestico rispetto a quello internazionale. In termini di valore aggiunto, si stima che in Sicilia la ripresa della domanda turistica possa far recuperare tra 99,4 milioni, 270 milioni e 406,8 milioni di euro a seconda delle tre ipotesi considerate, con un relativo impatto sulla ricchezza totale dell’area tra lo 0,12%, lo 0,34% e lo 0,51% (si ricorda che il peso della filiera turistica sul totale dell’economia regionale è del 9,6%).

Il recupero della ricchezza nella regione si presenta più contenuto rispetto al dato nazionale sia per la più debole ripresa della domanda straniera, sia per un minore effetto moltiplicativo di ricchezza del turismo locale (ogni presenza aggiuntiva sul territorio genera 71,5 euro di valore aggiunto, mentre in Italia supera i 103 euro). Le prospettive per l’immediato futuro lasciano ben sperare in un biennio in recupero, conseguenza di una serie di fattori positivi, tra cui il graduale rientro dell’emergenza sanitaria, anche grazie alla campagna vaccinale in programma. Sia nel breve che nel medio-lungo periodo, il settore turistico siciliano dovrà adeguare la propria offerta per poter intercettare una domanda in profonda trasformazione. Tra le priorità da affrontare per le imprese del settore, evidenziano gli analisti di Srm, c’è quella di adeguare le strutture ai protocolli sanitari, con particolare attenzione alla salubrità degli ambienti. Per riconquistare il turismo internazionale sarà necessario puntare su politiche di marketing forti e coordinate, orientate sia agli aspetti digitali che a quelli sostenibili, su una riqualificazione dell’offerta di prodotti e servizi, per valorizzare al massimo la fascia medio-alta della domanda nazionale e straniera.