L'avvocato del cuore
Libertà di pensiero e discriminazione: che cosa dice davvero il Ddl Zan

"La legge contro l’omotransfobia non toglie diritti a nessuno, ma li dà a chi non ne ha. È arrivato il momento di scegliere la libertà e il rispetto"
“Caro Avvocato, sono mesi che in televisione, in radio e sui social sento parlare del DDL Zan. Recentemente anche Fedez ha fatto un intervento sul palco del primo maggio riguardo a questo disegno di legge, ma non mi è chiaro cosa preveda esattamente. Può spiegarmelo? Inoltre, alcuni esponenti del centro destra affermano che questa legge limiterebbe la libertà di pensiero, è davvero così?”
Gentile lettore, la questione relativa all’approvazione del DDL Zan oggi è di dominio pubblico, anche grazie all’intervento di alcuni personaggi dello spettacolo che hanno fatto fronte comune per sostenerne l’approvazione. Premetto che, a differenza di molti paesi europei, l’Italia non ha approvato una legge ad hoc che punisca le discriminazioni e i discorsi di odio contro persone LGBTQ. Il primo tentativo di introdurre una legge contro l’omofobia risale al 1996, quando l’allora deputato di Rifondazione comunista, Nichi Vendola, presentò una proposta mai approvata dal Parlamento. Anche il DDL Zan contro l’omotransfobia, fin dall’inizio, non ha avuto vita facile, a causa di una serie di resistenze da parte del centro destra. Dopo settimane di continui rinvii, a sei mesi dalla sua approvazione alla Camera, il DDL potrà essere discusso anche nel secondo ramo del Parlamento, per l’approvazione definitiva e la conversione in legge.
Per tornare alla Sua domanda, questo disegno di legge (che comprende dieci articoli) ha l’obiettivo di estendere la normativa già esistente sui reati d’odio ad attacchi e comportamenti dovuti all’orientamento sessuale, al genere e all’identità di genere. La proposta di legge prevede modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. E contempla anche modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, numero 122 (noto come legge Mancino) che punisce l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o di nazionalità; infine modifiche all’articolo 90-quater del codice di procedura penale. La legge istituisce inoltre una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, nonché introduce misure per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno alle vittime.
Questo disegno di legge è una vera e propria novità che permetterà di proteggere tutti, anche gli eterosessuali, dai rischi di discriminazione e violenza legati al genere, al sesso, all’orientamento sessuale o all’identità di genere. I trasgressori saranno puniti allo stesso modo di coloro che discriminano per motivi razziali. Una delle accuse che viene mossa al DDL da parte del centro destra -come Lei giustamente mi riporta- è che con questa legge si vogliano “punire le idee”.
In realtà questa affermazione non ha fondamento; infatti all’articolo 4 del disegno si legge: “Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Quindi, a essere punito è solo chi commette atti discriminatori o di violenza e chi istiga a commettere tali atti, non certo chi esprime opinioni.
Tengo a sottolineare che la legge contro l’omotransfobia non toglie diritti a nessuno, ma li dà a chi non ne ha. È arrivato il momento di scegliere la libertà e il rispetto perché se questa legge verrà approvata farà dell’Italia un Paese davvero civile.
*Studio legale Bernardini de Pace