Cronache

Carne, prezzi in aumento del 20% ma non solo per colpa della guerra

La tempesta perfetta dei rincari si abbatte sulla filiera della zootecnia, a partire dai mangimi fino ai prezzi all'ingrosso

Andare avanti in una strategia che secondo recenti studi porterà a un crollo della produzione agroalimentare europea in alcuni casi del 30% aumentando l’insicurezza alimentare globale oltre al prezzo di tutti i prodotti agricoli e alimentari, è miope e irresponsabile, significherebbe diventare ancora più dipendenti da Paesi terzi, come ad esempio da quelli del mercosur  che tra l’altro non garantiscono  gli stessi standard di sicurezza ed ambientali. Insomma ripetere ottusamente gli errori già fatti per la dipendenza dell’energia”.

Esiti che nell’analisi di Scordamaglia sembrano essere ancora peggiori se guardiamo al solo settore della carne “I danni principali di questi scenari si stanno riflettendo sulla nostra filiera zootecnica di carne e latte, da cui derivano la maggioranza delle eccellenze alimentari del Paese. Abbiamo irresponsabilmente smantellato la produzione bovina italiana, passata in qualche decina di anni da 10 milioni di capi alla metà. Una volta che facciamo chiudere una stalla, questa non apre più e ci troveremo costretti all’importazione da aree del globo che producono con standard inferiori ai nostri”.

In sintesi per far fronte agli aumenti, non basta svincolarsi dalla Russia e magari aumentare le importazioni ad esempio con gli Stati Uniti o Argentina, come abbiamo sentito in queste settimane. “Se un paese come la Cina stocca in pochi mesi il 60% della produzione di grano globale, il 50% del mais e di riso, è immediatamente comprensibile che aumentare la dipendenza dei Paesi terzi non è la soluzione e che aumentare l’importazione vuol dire solo indebolire da un punto di vista geopolitico il continente europeo - dice Scordamaglia - oggi l’assenza di cereali è dovuta anche a fenomeni speculativi spesso intra-europeo (si veda quello che ha fatto ad esempio Ungheria) che vanno immediatamente contrastati”.

Cosa fare quindi? “L’unica soluzione - prosegue il consigliere delegato - non è aumentare l’import ma una immediata modifica della Pac cancellando ogni forma di sostegno al non utilizzo di terreni produttivi e un aumento delle risorse per sostenere strumenti che aumentino il livello di autoapprovvigionamento alimentare. Inoltre per quanto riguarda le importazioni da paesi terzi bisogna implementare immediatamente la proposta francese di consentire esclusivamente importazioni nella Ue di prodotti che da un punto di vista ambientale qualitativo e lavorativo rispettino - e siano in grado di dimostrarlo - gli stessi standard previsti per gli agricoltori europei”.

In particolare dal punto di vista ambientale “La Fao ci dice che gli allevamenti animali impattano, per i gas serra, per il 14,5%, considerando anche il cambio di uso del suolo” spiega il professor Giuseppe Pulina “Tuttavia - conclude - nei Paesi sviluppati questi dati sono decisamente inferiori, In Italia Ispra calcola per tutta l'agricoltura un impatto del 7% circa, per la zootecnia del 5% circa  e per la carne del 3,2% circa sugli impatti totali. Questi dati inoltre mostrano una diminuzione progressiva dal 1990 a oggi  e una bilancio del carbonio dei sistemi rurali dedicati alle produzioni animali in credito di carbonio (circa 1 milione di tonnellate all'anno). Se si considera che produrre 1 kg di latte bovino nel 1950 impattava 4 volte di più di oggi e che per la carne bovina siamo a un quarto (mentre per avicoli e suini siamo a un terzo) possiamo capire come la intensivizzazione sia stata sostenibile per l'Italia”.

LEGGI ANCHE:

Fedez malato, piange in diretta video: "Ho un problema di salute importante"

 

Michelle Hunziker, Trussardi addio: chi è il nuovo fidanzato Giovanni Angiolini, medico più sexy d'Italia

 

Berlusconi, matrimonio? L'unione con Marta Fascina si celebra sabato. Salvini e Meloni non invitati

 

Regina Elisabetta troppo debole, non tornerà più a Buckingham Palace: "Non posso muovermi"