Culture

Mostra di Venezia/ Emma Dante dal teatro al cinema: "Il mio film metafora dello stallo italiano"

"Il film e' ambientato nella mia Palermo ma cerca di raccontare qualcosa di universale. L'incontro tra queste due donne, tenaci e ottuse, in auto in un vicolo della citta' che decidono di non indietreggiare e' un po' l'emblema dello stallo del nostro paese", afferma Emma Dante durante la presentazione della sua opera prima "Via Castellana Bandiera", in concorso alla Mostra di Venezia. "Il sud e' anche parte del nord, e' una torretta di osservazione sul mondo - aggiunge -. Il film parla di uno stato dell'essere, non di uno stato geografico, l'atteggiamento testardo non e' solo tipico del Sud, ma dell'Italia intera: non siamo piu' in grado di vedere che cosa abbiamo davanti agli occhi". Queste donne sono Rosa (Emma Dante), in auto con la compagna Clara (Alba Rohrwacher) e l'anziana Samira (Elena Cotta), in macchina con la famiglia. L'incontro nella strettissima via Castellana Bandiera provochera' un duello personale e una "guerra" di quartiere: gli uomini scommettono su chi indietreggera' per prima. "Sono donne che stando una di fronte all'altra hanno modo di guardarsi dentro, sono mostri che riconoscono una verita', un po' come il Minotauro che guarda lo specchio e riconosce il mostro". A Emma Dante piace il termine western. "Ho sempre desiderato fare un western. Le sfide poi fanno parte dell'essere umano", afferma la neo regista cinematografica, famosa per le sue opere teatrali. Ci sono anche citazioni di Sergio Leone che, rivela la regista, la ispira "in maniera potente". Si tratta della sua prima esperienza dietro la macchina da presa e ora? "Se ci sara' un'altra storia e lo reputero' necessario ripetero' l'esperienza - risponde - a gennaio debutto a Napoli con un nuovo spettacolo teatrale Le sorelle Macaluso che vorrei trasformare anche in film. Vedremo". Emma e' siciliana e non poteva che avere dei modelli siciliani, "Cipri' e Maresco li ammiro". Come giudica il cinema italiano? "Oggi e' difficile fare tutto, e' faticoso, ci sono pochi soldi e poi non e' che il cinema rimane estraneo ai problemi seri del paese. C'e' un fermento sotterraneo che va assolutamente alimentato. Bisognerebbe osare di piu'".