Economia

Dai fondi pensione nessun allarme-Italia.Solo Berlino-Parigi temono il rischio

Persino Dalio, gestore del fondo Bridgewater, ha chiuso da mesi le scommesse contro nostro Paese. Chi lancia allarmi sono gli intermediari francesi e tedeschi

La volatilità sui mercati finanziari italiani resta alta, così come lo spread Btp-Bund, nonostante il ramoscello d’ulivo che il governo italiano ha porto alla Ue rivedendo gli obiettivi di deficit/Pil per il prossimo trimestre (il 2,4% resta per il 2019, ma si prevede poi un calo al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021), complice una notevole dose di scetticismo che sembra rimanere in merito alle previsioni di una crescita (reale) dell’1,5% del Prodotto interno lordo nel 2019, seguita da un +1,6% del Pil nel 2020 e da un +1,4% nel 2021. 

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Obiettivi che il ministro dell’Economia e Finanza, Giovanni Tria, ha definito “ambiziosi” ma non impossibili da raggiungere e forse da superare grazie agli investimenti che si intende promuovere, nonostante lo stesso Tria abbia precisato che senza le misure “pro-crescita” la variazione del Pil sarebbe destinata, al contrario, a frenare sotto l’1% già dal prossimo anno. 

Chi avrà ragione lo si vedrà tra alcuni trimestri, ma quello di cui in molti si stanno già accorgendo è che nonostante gli allarmi quasi quotidiani sull’andamento di borsa e Btp, le conseguenze in termini di performance per i prodotti di risparmio gestito (fondi e gestione) e soprattutto per i prodotti previdenziali (fondi pensione) sono state molto limitate per non dire nulla.

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Addirittura alcuni comparti di fondi pensione come Arti e Mestieri (gestito da Anima Sgr) hanno visto le quotazioni salire ulteriormente a fine settembre. Il comparto Crescita 25+, ad esempio, pur essendo quello relativamente più rischioso potendo investire fino all’80% del patrimonio in strumenti azionari, da inizio anno porta a casa un +7,9% (dal +7,4% di fine agosto). 

Il perché è presto detto: questo prodotto, come molti altri, ha un paniere di riferimento (benchmark) molto diversificato (il 50% è rappresentato dall’indice Msci World in euro, coperto da rischi di cambio, un altro 30% dal Msci World con cambio aperto, il 20% dall’indice Ice  BofA Merrill Lynch Euro Treasury Bill dei titoli monetaria area euro), sicché il gestore può non avere che una frazione minima di azioni o obbligazioni e titoli di stato italiani.

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Ma non è solo una buona diversificazione (per quanto indispensabile per operare sui mercati finanziari senza troppi rischi) a spiegare perché i grandi gestori italiani e internazionali, previdenziali e non, per ora non hanno risentito troppi delle tensioni italiane. In realtà dopo l’attacco lanciato quasi un anno fa da Ray Dalio, gestore del fondo Bridgewater (il maggior fondo hedge al mondo), dopo le elezioni dello scorso marzo non si è più saputo nulla di simili attacchi speculativi.

Anzi: Ray Dalio, arrivato ad avere posizioni “corte” (ossia al ribasso) per 21 miliardi di dollari contro titoli europei e in particolare per oltre 3 miliardi circa contro titoli italiani come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Eni, Enel, Generali e Atlantia, Prysmian, Terna, Moncler, Mediobanca, Snam, Banco Bpm, Leonardo, FinecoBank Ubi Banca, Unipol Gruppo Finanziario e Azimut, ha preferito ridurre le posizioni corte in maggio e da allora non ha più fatto parlare di sé, mentre a questi livelli alcune banche d’affari come BofA Merrill Lynch (con Eni) e Morgan Stanley (con Unicredit e Mediobanca) hanno migliorato i propri giudizi suggerendo acquisti.

(Segue...)