Economia
Dazi, il crollo di Wall Street svuota le tasche dei giganti della Silicon Valley: ecco quanti miliardi hanno perso Zuckerberg, Bezos e Musk
Zuckerberg ha visto il suo patrimonio scivolare giù di circa 18 miliardi, Bezos di 16 miliardi, mentre Musk ha registrato un calo che si aggira intorno ai 10 miliardi

Da sinistra Mark Zuckerberg (Meta) - Jeff Bezos (Amazon) - Sundar Pichai (Google) - Elon Musk (X)
Bezos, Musk e Zuckerberg vittime dei dazi di Trump: il giovedì nero gli è costato 208 miliardi
Tra sorrisi e strette di mano alla Casa Bianca, quando Trump il 20 gennaio scorso veniva "incoronato" presidente degli Stati Uniti sembrava che il futuro fosse già scritto per i magnati della Silicon Valley. Qualche mese dopo la situazione per loro è tutt'altro che florida.
Mark Zuckerberg, Jeff Bezos ed Elon Musk, nelle ultime ore, non stanno di certo brindando ai dazi di Trump, anzi. All'annuncio del tycoon i mercati di tutto il mondo, specie Wall Street, hanno reagito con la rapidità e l’implacabilità di un crollo a cielo aperto. E non sono state delle piccole oscillazioni: le 500 persone più ricche del pianeta hanno visto evaporare, sulla carta, ben 208 miliardi di dollari. In questa sfilza di perdite, da Apple ad Amazon, ma anche Tesla, i colossi del tech hanno preso il colpo più duro.
Come riporta il Corriere della Sera, Zuckerberg ha visto il suo patrimonio scivolare giù di circa 18 miliardi, Bezos di 16 miliardi, mentre Musk – non certo da meno – ha registrato un calo che si aggira intorno ai 10 miliardi. Il crollo sembra quasi paradossale: in un’epoca in cui il commercio globale si sposta sempre più verso l’immateriale, i colossi del web, le cui operazioni sembrano intoccabili da confini e dogane, non sono riusciti a sfuggire alle conseguenze delle contromisure protezionistiche imposte dal presidente Usa.
Ma attenzione. Non sono solo gli americani a contare le proprie perdite, ma anche in Europa i paperoni devono tenere alta la guardia. Bernard Arnault, per esempio, ha registrato un crollo alquanto consistente a causa dei dazi che mettono a rischio il settore del lusso, e deve stare attento anche John Elkann, con i dazi al 25% imposti sulle auto e i componenti. Insomma per ora l’arrivo dei dazi ha ricordato a tutti che le fortune, per quanto immensi possano sembrare, sono fragili quanto un castello di carte. Soprattutto in Borsa.