Economia
Il gioco dei dazi non promette nulla di buono, dal food alle auto: come Europa e Italia si stanno preparando alla battaglia
Una delle ipotesi sul tavolo prevede dazi doganali reciproci, in alternativa dazi universali al 20%. La contromossa dell'Ue sarà decisa solo quando verranno annunciati i prodotti colpiti dalle tariffe

Donald Trump
Dazi, che cosa c’è da sapere e come l'Europa e l'Italia si preparano alla guerra commerciale
Donald Trump sta per annunciare le nuove tariffe commerciali che partiranno oggi, 2 aprile, alle 22 italiane (16 a Washington). A mezzanotte, tra mercoledì e giovedì, scatta invece il via libera ai dazi sulle automobili e sui componenti, ma l’elenco dei prodotti che potrebbero essere coinvolti è ancora un grande punto di domanda. Un punto che, però, pesa come un macigno sulle spalle di settori chiave dell'economia italiana, da quello alimentare al tessile, passando per la moda e il vino.
La comunicazione di Trump è stata definita dalla sua portavoce, Karoline Leavitt, come "una delle più importanti della storia moderna americana", un'annunciata giornata che il presidente stesso ha descritto come la "liberazione degli Stati Uniti". Il discorso pubblico che Trump terrà dal giardino delle rose della Casa Bianca sarà dunque un evento che potrebbe riscrivere le regole del commercio internazionale, e soprattutto quelle che determinano le sorti di molti settori produttivi in Europa. Ma a che punto siamo? Cosa sappiamo davvero su queste tariffe? Tante minacce e poche certezze.
Una delle opzioni in discussione dell'amministrazione Usa prevede l’introduzione di dazi reciproci, differenziati per Paese, che si sommerebbero a quelli già in vigore su acciaio, alluminio e auto importate, con possibili aggiustamenti anche per prodotti come il legname. In alternativa si parla di dazi universali al 20%, un approccio più semplice e generale, ma con maggiore sicurezza sugli effetti. Per ora, si prevede che Trump possa optare per una combinazione di misure, un approccio misto che mescola tariffe generali e settoriali, ma con un approccio molto gentile, come dichiarato dal tycoon.
Ma facciamo un passo indietro. Le prime tariffe a entrare in vigore sono state quelle contro la Cina, con i dazi del 10% su alcune importazioni cinesi, applicati a partire dal 3 febbraio, come annunciato dal presidente Trump il sabato precedente. Nel frattempo, i dazi del 25% sulle importazioni dal Messico e dal Canada sono stati rimandati di un mese, grazie alle varie trattative con i rispettivi leader. In tutta risposta, Pechino ha invece subito introdotto dazi tra il 10 e il 15% su una serie di esportazioni americane, tra cui carbone, gas naturale liquefatto, greggio, macchine agricole e veicoli di grandi dimensioni, a partire dal 10 febbraio. Poi, il 3 marzo, Trump ha aumentato ulteriormente i dazi sui prodotti cinesi del 10%, provocando una nuova reazione dalla Cina: il 10 marzo, infatti, Pechino ha introdotto nuove tariffe del 15% su pollo, grano, mais e cotone.
E in Europa? Mentre c'è attesa per reazione dell’Unione, sul Belpaese si possono già fare alcune previsioni: l’Italia, grazie alla sua posizione centrale nella dinamica commerciale con gli Stati Uniti, è uno dei Paesi più esposti alle tariffe di Trump. Se i dazi colpiranno, come sembra probabile il nostro paese vedrà aumentare i costi di numerosi beni di consumo, oltre a pagare un conto salato per le sue esportazioni. Nel 2024, le vendite italiane negli Stati Uniti hanno toccato i 65 miliardi di euro, con un surplus di circa 39 miliardi. Tra i settori più esposti ci sono, senza sorpresa, l’industria automobilistica, l’abbigliamento, l’agroalimentare e la farmaceutica.
Ma uno degli effetti più immediati si avrà sui settori più sensibili, come quello dei vini, dei tessuti e della moda. Parliamo di una delle eccellenze italiane, un danno non trascurabile per l'export di questo settore che nel 2024 ha avuto un valore vicino ai 2,6 miliardi di euro. Oltretutto se i dazi dovessero colpire, come è probabile, i beni alimentari e tecnologici, le piccole e medie imprese italiane che vivono di esportazione rischiano di essere messe alle corde.
In tutto questo, mentre il tycoon si prepara a fare il grande annuncio, Bruxelles non resterà con le mani in mano. La Commissione Europea ha già fatto sapere che reagirà con misure simili, seppur al momento non siano stati definiti i dettagli. Il 12 marzo, l'amministrazione Trump ha introdotto dazi del 25% su acciaio e alluminio importati negli Usa, e per la prima volta ha colpito i prodotti provenienti dall'Unione. Inizialmente, Bruxelles aveva preparato un pacchetto di contromisure, poi rinviato.
Quello che è certo è che l’Europa non si tirerà indietro. La previsione è che possano scattare tariffe su una vasta gamma di beni americani, dal whisky al pollo, dai prodotti tecnologici alle attrezzature agricole, con l’obiettivo di rispondere a quella che viene vista come una vera e propria provocazione da parte degli Stati Uniti per arrivare poi alle trattative, insomma un gioco di dazi e ritorsioni che non promette nulla di buono.