Economia

“Il lockdown va fatto alle tasse: 80 mld subito per salvare le imprese”

Per la Cgia di Mestre i sostegni erogati servono solo per pagare imposte e contributi. Vanno bloccati i costi fissi per salvare le imprese in difficoltà

IL 60 PER CENTO DELLE PICCOLE IMPRESE E' A RISCHIO

Dall'indagine Istat tenutasi verso la fine del 2020, il 62 per cento delle imprese intervistate ha dichiarato che prevedeva una diminuzione dei ricavi anche nei primi 6 mesi del 2021. La crisi, comunque, ha colpito soprattutto le piccole imprese. Quasi il 60% delle realta' imprenditoriali con meno di 50 addetti ha segnalato di essere a forte rischio: gli effetti di questa situazione sarebbero da ascrivere a problemi di liquidita' (58,1%) e alla caduta della domanda interna (34,1). Le difficolta' delle piccole imprese sono presenti in tutti i settori produttivi, ma risultano relativamente piu' diffuse nelle costruzioni, nel commercio, nella ristorazione, nell'attivita' di intrattenimento e nei servizi alla persona. La loro distribuzione sul territorio le vede concentrate in particolar modo in 11 regioni: sette sono collocate nel Sud, una nel Nord (provincia autonoma di Bolzano) e tre nel Centro Italia (Lazio, Umbria e Toscana).

PIU' DEBITO PUBBLICO PER SALVARE L'ECONOMIA

I dati richiamati piu' sopra non lasciano dubbi: se non aiutiamo i piccoli imprenditori, questi ultimi rischiano di chiudere definitivamente e con loro una buona parte dei dipendenti privati rischia di trovarsi per strada. Rammentiamo che nelle aziende con meno di 50 addetti lavora, al netto dei dipendenti pubblici e dei servizi finanziari, quasi il 65 per cento circa degli italiani. Se vogliamo aiutare economicamente le imprese non abbiamo alternativa: siamo costretti a "inondarli" con risorse che conseguentemente faranno crescere il nostro debito pubblico a livelli impressionanti (nel 2020 e' stato del 155 per cento del Pil). Grazie soprattutto all'azione della Bce, l'attuale situazione e' comunque molto diversa da quella vissuta durante la crisi del 2011-2012, dove molti operatori e istituzioni internazionali misero in discussione la solvibilità del nostro Paese.

Come abbiamo segnalato piu' sopra, attualmente il 65 per cento circa del nostro debito e' in capo a banche/assicurazioni, famiglie e imprese italiane. Le famiglie, inoltre, tra risparmi finanziari e patrimonio immobiliare possono contare su quasi 10 mila miliardi di euro di risorse. Una cifra superiore a circa 4 volte il valore assoluto del nostro debito pubblico. Questi numeri ci confortano e ci dicono che se vogliamo mantenere in vita le piccole imprese dobbiamo allargare i cordoni della borsa. Scelta difficile da prendere ma obbligata. Nei prossimi decenni infatti il debito pubblico lo riporteremo a livelli accettabili solo tornando a crescere, solo se riusciremo a produrre Pil. Condizioni che si verificheranno se avremo ancora le piccole imprese in vita e in grado di produrre ricchezza ed occupazione.