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Economia
Inflazione, gli alti tassi della Bce colpiscono tutti, un pò meno le banche
Christine Lagarde

Inflazione, la Bce in ritardo di 4 mesi rispetto alla Fed  nella lotta

In colpevole ritardo di ben 4 mesi rispetto alla sua corrispettiva d’Oltreoceano, la Fed, la Bce guidata da Christine Lagarde, ha continuato ad alzare i tassi di interesse incessantemente. Disinteressandosi completamente delle critiche ed anzi attaccando anche alcuni paesi, in primis l’Italia, per non essere ligi alle regole europee, la presidente francese sta non solo contribuendo a soffocare la difficile ripresa delle economie ma sta creando diseguaglianze in termini economici.

Infatti gli aumenti dei tassi sui depositi bancari presso la BCE fino al 4%, che ai più potrebbero passare inosservati, stanno portando grandi profitti alle banche. Alcuni osservatori hanno dato dei numeri a questi profitti stimando che questo aumento dei tassi di interesse ha trasferito alle banche qualcosa come 146 miliardi di euro. Questo perchè con il “martellante” aumento dei tassi, le banche europee hanno scelto di depositare circa 3.640 miliardi di euro presso la BCE, con la sicurezza di un profitto elevato e sicuro.

LEGGI ANCHE: La Lagarde spacca il board della Bce: "Sta sbagliando i conti"

Inflazione, un inaspettato regalo per il sistema bancario

Si poteva evitare questo “megaregalo”. Probabilmente si. Bastava, e la Bce non lo ha fatto, aumentare il tasso di riserva minima dall’1% al 2,5%. A fronte di questo inaspettato vantaggio molte banche, in primis quelle spagnole, hanno concesso maggiori dividendi (fino al 40%) ai propri azionisti, dimenticandosi però della larga platea dei propri clienti. Diversi analisti sono convinti che la politica dei tassi d'interesse negativi portata avanti da alcuni anni abbia favorito le banche perchè ha dato loro la possibilità  di restituire alle banche centrali somme inferiori rispetto a quelle dovute ai fondi ricevuti

E’ sicuramente una situazione complicata, soprattutto in Europa, dove il martellante aumento dei tassi voluto da Lagarde non permette di ridare vigore all’economia e non sta di fatto bloccando l’inflazione. Tutto questo in un Continente che, al momento, non sta creando occupazione e ha la sua locomotiva, la Germania, in recessione tecnica. Ben diversa la situazione in America dove la Fed si è permessa di dare uno stop alla politica rialzista dei tassi, l’inflazione sta cominciando a dare segni di rallentamento e soprattutto l’economia sta marciando con una quasi piena occupazione. Insomma l’inflazione fa soffrire “quasi” tutti, ma non tutti,  e questo dovrebbe far riflettere la ferrea presidente della BCE.

 

 

 

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