Esteri
La Cina produce in Messico per aggirare le sanzioni Usa: è allarme

Il 30% dei capitali esteri arrivati in Messico dall0ottobre 2021 è cinese: è la seconda cifra più alta dopo quella americana
Il Messico in passato poteva contare sul petrolio ma oggi l’industria è in declino. È una nazione di produzione con un costo del lavoro mediamente basso, specie se paragonato ai vicini americani. Quando la Cina venne ammessa nel Wto il danno per il Messico fu manifesto: le fabbriche americane invece di continuare a usare il Messico si tuffarono in Cina. Restarono in Messico alcune filiere ma con intensità minori rispetto a prima. Oggi il Messico, stante la guerra commerciale Usa-Cina, rischia di diventare la perfetta entrata di servizio per le aziende cinesi, specialmente quelle manifatturiere come la moda Fast fashion.
Shein, per esempio, colosso della moda Fast fashion, sta aprendo in Messico e altri suoi competitor si stanno posizionando nella stessa area. Ovviamente gli Usa, pur apprezzando i prodotti a basso costo messicani, hanno gentilmente spiegato il loro disappunto: se il Messico dovesse entrare nella famigerata Belt and Road Initiative cinese sarebbe escluso dall’accordo che integra le tre economie americane.
Durante i primi 10 mesi dell’anno scorso il Messico ha esportato 382$ miliardi di prodotti in Usa, un aumento di oltre il 20% rispetto allo stesso periodo 2021, stante i dati del U.S. census data. La presenza della Cina come principale partner commerciale di alcune regioni latino americane è già realtà: tra il 2002 e il 2019 i volumi di commercio sono esplosi dal 17$ a 315$. Per nazioni come Cile, Brasile la Cina oggi è il primo partner commerciale. Gli americani vogliono spingere per un distacco dalla produzione cinese: Friendshoring e Nearshoring sono un’opportunità che Messico e Cina sembrano voler valorizzare.