Esteri
Tecnologia, migranti, Cina, virus: Biden è come Trump, ma non si può dire
Protezionismo tecnologico, stop all'immigrazione, scontro commerciale e ideologico con Pechino e virus creato in laboratorio: si scrive Joe, si legge Donald
Il maxi piano bipartisan sulla tecnologia: protezionismo anti cinese
Ma, nei fatti, gli obiettivi di Biden restano gli stessi di quelli di Trump. Partiamo dal lato commerciale, e in particolare tecnologico. La Casa Bianca democratica ha seguito in pieno quanto fatto dala Casa Bianca repubblicana. L'obiettivo è rafforzare la competitività interna e implementare catene di approvvigionamento che possano fare a meno della Cina. E' qui il vero terreno del cosiddetto decoupling, il celeberrimo disaccoppiamento delle economie globali di difficile, se non impossibile, realizzazione tout court vista la profonda interdipendenza della Cina con il resto delle economie mondiali.
In questo senso va letta la novità della scorsa notte, quando il Senato Usa ha votato un disegno di legge che prevede investimenti per quasi 250 miliardi di dollari nel settore della scienza e tecnologia. Si tratta di un testo che è stato presentato come "storico" e, soprattutto, si tratta di una misura bipartisan, condivisa da maggioranza e opposizione. Vengono stanziati circa 190 miliardi di dollari per il rafforzamento della tecnologia e della ricerca made in Usa e prevede separatamente l'approvazione di una spesa di circa 50 miliardi di dollari per aumentare la produzione e la ricerca degli Stati Uniti in semiconduttori e apparecchiature per le telecomunicazioni, che ora sono principalmente prodotti in Asia.
L'obiettivo, ovviamente, è sempre quello: contenere la cosiddetta "minaccia cinese", con Pechino che negli scorsi anni ha accumulato un importante vantaggio competitivo in alcuni settori tecnologici o comunque legati all'innovazione, come quello delle auto elettriche o a guida autonoma. Semiconduttori, intelligenza artificiale e scienza quantistica, così come il futuro sviluppo della rete 6G, sono tutti settori nei quali Washington non intende lasciare la leadership a Pechino, ormai indissolubilmente un rivale sia con Biden sia con Trump.
Biden rilancia l'ipotesi del virus creato in laboratorio. Ma non è più complottismo
Nessun rilassamento dell'approccio trumpiano dunque in riferimento ai rapporti con la Cina. Anzi, Biden insiste sulle alleanze internazionali e i forum di dialogo come il Quad (che riunisce Usa, Giappone, India e Australia) cercando di trasformarle in piattaforme di cooperazione digitale, tecnologica e militare, con l'obiettivo di aumentare la forza deterrente nei confronti di Pechino.
Vero che Biden non chiama il coronavirus "Chinese virus" come faceva Trump, ma dietro lo schermo del politically correct si muove nei fatti nella stessa maniera. La differenza è la percezione e la narrazione che si fa delle sue azioni. Mentre l'ipotesi del virus fuoriuscito dal laboratorio di Wuhan veniva bollata come "teoria del complotto" quando a esporla erano Trump e Pompeo, ora improvvisamente che anche Fauci non la esclude più acquisisce una certa validità e diventa una pista degna e anzi necessaria da approfondire con indagini serie e indipendenti.