Politica

Pd, fine dell'era-Letta. Tutti gli errori del leader Dem, verso l'addio

Di Giuseppe Vatinno

Doveva abbandonare Draghi e appoggiare Conte. Tuttavia, mentre Draghi qualche voto l’ha portato a Terzo Polo, non ha portato invece niente al Pd

Elezioni, Enrico Letta annuncia l'addio al Pd: il suo vero errore? La mancata alleanza con Conte

Almeno si può dire che Enrico Letta non ha fatto passare tempo. Alle 11.30 era già in conferenza stampa annunciando che è un segretario dimissionario che guiderà il Partito democratico al Congresso a cui, ha tenuto a precisare, non si ripresenterà candidato.

L’intervento del segretario è stato orgoglioso, a rivendicare la giustezza della sua campagna elettorale, un orgoglio che, in questo frangente, non ha quell’umiltà che fa grandi anche nella sconfitta. Esordisce con un fantozziano e tafazziano: “Pd secondo partito in Italia e primo dell’opposizione” che dà la cifra della totale confusione in cui versa il segretario che non trova di meglio che fare un “elogio della (buona) sconfitta”, come del resto aveva fatto intendere in campagna elettorale.

Letta scarica poi la responsabilità della débâcle, peraltro ampiamente annunciata, sugli “alleati infidi” e sul “fuoco amico” e fa il nome esplicitamente di Calenda e quindi Renzi che hanno determinato la sconfitta del Pd. In realtà l’errore strategico l’ha fatto Letta quando si vanno a vedere i dati. Il cosiddetto “campo largo” con dentro tutti e cioè Pd, +Europa, Verdi + Sinistra, Impegno Civico, Terzo Polo e M5S avrebbe battuto il centro-destra mentre lui ha tenuto fuori Calenda e Conte.

Certo, c’era il non facile compito di mettere insieme Azione-Iv con M5S e Sinistra-Verdi, ma a questo serve un segretario di un partito come il Pd se no sono capaci tutti a perdere così. In ogni caso è stato comunque un grosso danno per il Pd aver rotto specificatamente con Calenda e Renzi e questo era un “miracolo minore” che Letta poteva almeno compiere e non lo ha fatto.

Poi, per allontanare ulteriormente i Cinque Stelle, come ha fatto notare anche Di Battista, ha compiuto un altro “atto ostile” candidando Luigi Di Maio che ha subito una sconfitta epocale e non ha portato niente al Pd. Dunque la gestione Letta è stata catastrofica, una delle peggiori proprio per la scelta quasi autarchica della “vocazione maggioritaria” che fece anche Walter Veltroni nel 2008, ma almeno ottenendo una onorevole sconfitta con il 37.5% (insieme a Italia dei Valori).