Politica
Pd, Gentiloni ha il sostegno di Israele. Bettini sta con il M5S. La rottura è imminente. Schlein trema
Terremoto nei Dem. Esplodono le fibrillazioni interne

Dario Franceschini pronto a sostenere l'ex premier e commissario europeo. Con lui Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Romano Prodi e Pina Picierno
Esplode e deflagra la spaccatura nel Partito Democratico. Paolo Gentiloni, ex commissario europeo ed ex premier che l'ala moderata, cattolica e liberal Dem vorrebbe come segretario e candidato presidente del Consiglio alle prossime elezioni politiche, ha incontrato l'ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled. Il quale su X ha scritto: "Ho avuto l'onore e il piacere di conoscere il Presidente Paolo Gentiloni. È stata questa l'occasione per ringraziarlo della sua amicizia verso Israele e conversare delle principali tematiche di attualità nazionali e internazionali".
Un segno chiaro e tangibile che i poteri forti internazionali, non solo Ursula von der Leyen e in Italia il Quirinale, puntano su Gentiloni per scardinare l'attuale sistema politico diviso tra Centrodestra e Centrosinistra dove la presenza dei populisti (Lega e M5S) è determinante. L'obiettivo chiaro è quello di una maggioranza Ursula, come in Europa, che tagli fuori le ali estreme. Quindi, come ha detto Carlo Calenda al congresso di Azione, un'alleanza tra il centro, i moderati del Pd e Forza Italia. Peccato che una fetta importante del Pd, quella legata alla segretaria Schlein continui a inseguire il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
"Se il 5 aprile il Pd dovrebbe partecipare alla piazza M5s? Non sarò in Italia, ma se ci fossi stato sarei andato per testimoniare le mie idee. Spero, com'è stato il 15 marzo a Piazza del Popolo, in un grande successo. Schlein ha avuto coerenza e grande coraggio. Anche Conte l'ha riconosciuto. La piattaforma M5S mette al centro l'errore di un riarmo come spesa sostitutiva della spesa sociale, ed è giusto. Conte a volte si può non condividere, ma è un interlocutore naturale, intelligente e progressista".
Parola di Goffredo Bettini, leader storico della sinistra Pd, soprattutto a Roma. Calenda, nel suo congresso, ha dimostrato quanto sia labile. Ci hanno giocato un po' tutti. E poi, dire che si deve dialogare con gli avversari, come Meloni, ma che si deve cancellare il M5S, un alleato fondamentale nel campo progressista, è contro il principio di non contraddizione. Non c'entra la politica, ma la logica aristotelica. Il compito del Pd è lavorare per la massima apertura dell'alleanza. Riuscire a chiudere un programma e un accordo sul candidato premier prima del voto, sarebbe il massimo risultato. Ma l'importante è convergere su indirizzi e principi di fondo. A partire dalla Costituzione e da un'Ue diversa.
L'importante è rendere chiaro all'elettorato da che parte si sta, non scrivere un programma di duecento pagine che poi nessuno ricorda. Annoto che Renzi ha ricominciato a fare politica. Dall'opposizione. Non consiglio chiusure pregiudiziali. Con chi fa politica si può sempre dialogare. Tenendo fermi i principi in cui si crede. Se nel Pd serve un chiarimento interno, oppure proprio un congresso? Un chiarimento è assolutamente necessario. Sulla guerra e sulla pace nascono, muoiono o si separano i partiti. Lo dice la storia. Vedo utile un referendum tra gli iscritti. Non i gazebo, ma una discussione nei territori e nei circoli e poi un voto deliberante e consapevole. La cosa inaccettabile è il logoramento della segretaria che ci ha risollevato dal pantano".
E' chiaro che se le posizioni del Pd sono così divergenti, come è palese, l'ipotesi di una scissione da parte dei riformisti non è affatto esclusa. Schlein potrebbe cadere in caso di sconfitta alle elezioni regionali, ma anche se così non fosse certamente chi vuole Gentiloni a Palazzo Chigi (non solo al Nazareno e in Italia) farà sentire forte e chiara la sua voce. E anche Dario Franceschini, insieme a Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Romano Prodi e Pina Picierno, è pronto a sostenere l'ex premier e commissario europeo.