Affari Europei
Economia circolare, Briano: "Un'opportunità per imprese e famiglie"

Con il pacchetto sull'Economia circolare l'Ue sceglie target ambiziosi nella gestione dei rifiuti e non solo. Briano: "Un'opportunità da non perdere"
Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Ogni cittadino europeo produce all'anno cinque tonnellate di rifiuti. Una famiglia di quattro persone genera scarti equivalenti al peso di un vagone ferroviario. In tutta l'Unione europea sono 2,5 miliardi le tonnellate di immondizia che finiscono in discarica. Uno spreco enorme e non più sostenibile visto che già oggi utilizziamo più risorse di quante la Terra sia in grado di generare. Per questo l'Unione europea ha messo in campo un nuovo e ambizioso pacchetto normativo sull'Economia circolare.
"Si passa da una economia lineare, in cui un bene viene prodotto, consumato e gettato. Ad una circolare, in cui gli imballaggi e il bene stesso viene riutilizzato", spiega ad Affaritaliani.it Renata Briano, eurodeputata del Pd molto attenta alle questioni ambientali. "Ma in questo pacchetto non si parla solo di rifiuti, ma anche del modo in cui viene prodotta e consumata energia o come ci spostiamo".
Onorevole Briano quali sono gli obiettivi che vi siete posti con il pacchetto sull'Economia circolare?
"Noi vogliamo arrivare nel 2030 a riciclare il 70% dell'immondizia prodotta dalle famiglie e l'80% degli imballaggi. A regime solo il 5% dei rifiuti finirà in discarica. Non si tratta solo di porre attenzione verso l'ambiente in cui viviamo, ma anche di una opportunità economica".
In che senso?
"Si stima che riciclando i rifiuti si avranno risparmi per 600 miliardi di euro e la creazione di 170 mila posti di lavoro. Questo perché il rifiuto da scarto diventa una risorsa da riusare. Ma con l'Economia circolare noi dobbiamo anche ripensare il modo in cui un prodotto viene progettato ed imballato. Ad esempio basta con le confezioni voluminose ed inutili e basta con prodotti progettati per durare poco tempo. Il pacchetto promuove l'innovazione e la ricerca in diversi campi e per questo l'Europa ha anche stanziato dei fondi".
Serve anche un cambio di mentalità tra produttori e consumatori?
"Assolutamente sì. I produttori devono comprendere le opportunità di business ed essere più sensibili nei confronti dell'ambiente. Dall'altro lato i consumatori devono sicuramente fare di più per quanto riguarda la raccolta differenziata, ma anche cambiare le scelte di acquisto: davanti a due prodotti identici scegliere quello che usa materiali riciclati oppure che ha un packaging meno voluminoso".
In Europa un terzo del cibo che viene prodotto finisce nel cestino, si puó fare qualcosa?
"Quello dello spreco alimentare é una ingiustizia sociale ed una follia economica. Le famiglie devono essere più attente agli acquisti che fanno e le imprese devono ridurre al minimo gli sprechi. Così come le mense o le attività commerciali. Anche perché la Terra é sempre meno in grado di produrre cibo, come vediamo con la pesca".
Lei é vicepresidente della Commissione pesca, qual é lo stato di salute dei nostri mari?
"Non é affatto buono. Nel Mediterraneo, ma anche nell'Oceano, galleggiano tonnellate di plastica. Si va dai sacchetti ai piccoli pezzi che entrano nella catena alimentare dei pesci. Un danno ambientale enorme, ma anche economico visto che i nostri pescatori trovano sempre meno pesce nelle reti e sempre più spazzatura".
L'Economia circolare é percepita come un tema di sinistra oppure c'é una sensibilità trasversale?
"In Parlamento l'appoggio a questo pacchetto é stato ampio e trasversale. Anche il mondo produttivo ha risposto bene, anche se ancora in maniera limitata. Ho parlato con diverse imprese che sono interessate ai risvolti economici. Il punto é che se si investe in innovazione a guadagnarci sono tutti: le imprese che hanno costi produttivi minori o prodotti migliori, i consumatori che risparmiano e l'ambiente che viene tutelato".