Affari Europei

Ue divisa sui lobbisti. Il Parlamento chiede sanzioni, la Commissione frena

Sanzionare i lobbisti non cooperativi non è di certo una cosa semplice con il sistema normativo attuale. Le istituzioni dell'Unione Europea sono divise sul tema. Da una parte il Parlamento Europeo incoraggia misure più stringenti, dall'altra la Commissione cerca di evitare di entrare a gamba tesa sul tema per non andare a intaccare i sistemi di accreditamento.

Il Parlamento Europeo ha lanciato un comitato speciale in materia fiscale (il Taxe), che è stato però costretto a svolgere le proprie indagini in assenza degli imputati, visto che le grandi multinazionali non si sono presentate per collaborare. Delle 18 grandi aziende contattate dal Taxe per dare chiarimenti fiscali solo Airbus, Total, Bnp Paribas e la società energetica scozzese Sse hanno accolto la richiesta.

Amazon, Anheuser-Busch InBev, Barclays, Coca Cola, Facebook, Fiat Chrysler, Google, Hsbc, Ikea, McDonald's, Philip Morris, Wal-Mart e Walt Disney si sono tutte rifiutate di testimoniare. Di fronte a questa battuta d'arresto, il Taxe ha chiesto di infliggere dure sanzioni alle multinazionali che hanno rifiutato di cooperare, compresa la sospensione del loro accreditamento al Parlamento Europeo, dove i lobbisti convergono regolarmente per cercare di influenzare la legislazione.

A Bruxelles si conta infatti la presenza di 8396 lobbisti che lavorano nelle istituzioni europee. Ma la Commissione non sta dando alcun sostegno alla proposta del Parlamento e così l'idea rischia di restare solo sulla carta. Ora finalmente sembra che qualcosa possa muoversi sul serio. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha espresso il desiderio di raggiungere un accordo comune a proposito della registrazione obbligatoria dei lobbisti in tutte le istituzioni europee.