Startup che volano
Criptalia, la startup che sfida la burocrazia del sistema bancario

La blockchain per rendere possibili i prestiti fra soggetti non bancari
Alzi la mano un titolare di piccola media impresa che non ha mai dovuto avere a che fare con un prestito bancario per degli investimenti aziendali, e si è sentito chiedere delle garanzie personali in cambio. Anche se l'azienda è solida, i conti sono in ordine, il progetto sarebbe un'occasione di crescita importante. Quante sono invece le aziende, le persone, gli investitori che sarebbero felici di finanziare progetti di questo tipo in cambio di un interesse medio, diciamo fino all'8%?
Saltare le banche, velocizzare i tempi, snellire la burocrazia sarà presto un sogno che diventerà realtà grazie a Criptalia: un'azienda bergamasca che con l'utilizzo della blockchain vuole rendere possibile il prestito tra soggetti non bancari, solo se destinati a progetti di sviluppo aziendale (no, non vi finanzia il flusso di cassa).
Non solo prestiti: altri strumenti finanziari arriveranno presto, come la vendita semplice di quote societarie e obbligazioni. Una mercato insomma dove chiunque possa presentare il suo progetto, farlo validare (sono richiesti tre bilanci precedenti, sufficienti a Criptalia per assegnare un rating all'azienda in cerca di soldi), e finanziarsi a debito in una forchetta tra i 200mila euro e i 5milioni.
"Un mercato potenziale che potrebbe riguardare il 70% delle PMI italiane", rivela il founder dell'azienda, Diego Dal Cero, un curriculum lungo un chilometro di lavori nella finanza su 3 diversi continenti per 25 anni, da 5 anni studia e fa consulenze sulla blockchain anche ad alcune delle 10 banche più importanti del mondo. Da luglio si trasferirà a New York, nell'ambito del progetto Global Startup Program, "per sviluppare meglio la nostra soluzione, soprattutto per la fase di Go To Market. New York, centro della finanza mondiale, sarà un'occasione di confronto e di analisi con gli altri operatori del mercato".
Si parte dalla Spagna, dove il regolatore dovrebbe dare il via libera entro settembre, mentre in Italia le autorizzazioni sono un po' più complicate. Il prodotto però è di sicuro interesse soprattutto nel nostro paese: "Oggi è sempre più difficile per le aziende finanziarsi nel mercato tradizionale, il nuovo standard IFRS 9 peggiora il credit crunch e rende molte aziende non finanziabili per vie tradizionali. Paradossalmente, questo rende più facile per gli investitori istituzionali tradizionali passare per soluzioni come la nostra, perché più snelle e a tassi di rendimento un po' più alti della media. L'imprenditore paga di più il denaro, ma ci guadagna sicuramente in velocità: sono in tanti a voler cedere su qualche punto percentuale di interesse in cambio di non dover attendere mesi per poi vedere magari la pratica rifiutata".
Non resta che attendere tutta la trafila di autorizzazione.