Costume
"Sangue blu", da dove nasce l'espressione







Di Silvio Ceci
L’argento di per sé è stato da sempre considerato il metallo dalle straordinarie proprietà purificatrici e mediche offerto dalla natura. Se ne trova ampia documentazione fin dai tempi dell’antica Grecia. La conoscenza e l’utilizzo dell’argento come tale risale alle civiltà greca e romana. Ne troviamo anche conferma negli scritti del greco Ero- doto (484-425 a.C.) il quale narra che il re Ciro di Persia, nei suoi lunghi viaggi, faceva caricare su un mulo recipienti d’argento contenenti acqua bollita, e che beveva solo da questi. Già da quei tempi sembra che sapessero che l’argento può inibire il proliferare dei microrganismi pregiudizievoli per la conservazione dell’acqua e degli alimenti, e migliorare la salute dell’uomo e degli animali. Arrivando ai primi pionieri dell’America dell’Ovest, questi avevano l’abitudine di mettere un dollaro d’argento nei contenitori del latte per facilitarne la conservazione ed evitare lo sviluppo di funghi e batteri.
Una curiosità: l’origine del “sangue blu”. Andando a ritroso nel tempo si scopre che nelle famiglie ricche, nelle quali si mangiava utilizzando posateria d’argento, ci si ammalava difficilmente e le infezioni erano rare. Questa conoscenza dell’uso dell’argento si è tramandata tra re, imperatori, sultani, zar e tra i loro famigliari e i membri di corte. Si mangiava su piatti d’argento, si beveva in coppe d’argento e si utilizzavano posate in argento; il cibo addirittura veniva conservato in contenitori d’argento e, nel tempo, le microparticelle d’argento si mescolavano ai cibi. Dopo una, o due generazioni, i benefici dell’argento sugli utilizzatori li rendevano praticamente immuni a diverse malattie.
Questi lignaggi “reali” venivano e tuttora vengono chiamati sangue blu non a caso, ma proprio per la caratteristica tinta bluastra del loro sangue dovuta alle tracce minime di argento puro. La comune gente dal sangue rosso all’epoca, invece, mangiava in piatti di terracotta utilizzando utensili di ferro e si ammalava spesso, mentre i “reali” non erano soggetti a malattie infettive addirittura fin dal concepimento.
Anche oggi ci sono dei veri “sangue blu”: sono coloro che per risorse e conoscenza hanno proseguito nell’utilizzo dell’argento anche in ambito medico.