Taranto, cozze contaminate da diossina rubate e vendute in tutta Italia
Taranto, cozze contaminate da diossina rubate e vendute in tutta Italia. Venivano spacciate per prodotti di alta qualità
Taranto, cozze contaminate da diossina rubate e vendute in tutta Italia - ALLARME COZZE CONTAMINATE
Taranto che stamattina ha sgominato un'organizzazione che prelevava cozze inquinate dalla diossina dal Mar Piccolo di Taranto, primo e secondo seno, e le faceva passare, rivendendole sul mercato, per prodotto ittico a norma, depurato, e quindi senza alcun rischio per la salute pubblica.
Gli arrestati sono tutti di Taranto tranne uno della provincia di Brindisi. Coinvolti due centri di spedizione, uno nel Tarantino, l'altro nel Brindisino. Il gip che ha ordinato le misure restrittive e' Giuseppe Tommasino. "Passo e chiudo", questo il nome data all'operazione, condotta nelle primissime ore della mattinata odierna, e che ha visto coinvolti piu' di 50 uomini e donne della Guardia Costiera.
Taranto, cozze contaminate da diossina rubate e vendute in tutta Italia - ALLARME COZZE CONTAMINATE
Agli arrestati viene contestato a vario titolo, ed in concorso tra di loro, reati che vanno dal furto e ricettazione al commercio di sostanze alimentari altamente tossiche, grazie ad un sistema di contraffazione dell'etichettatura.
L'indagine, ha spiegato la Capitaneria di Taranto in una conferenza stampa, "e' scaturita da alcune denunce di mitilicoltori, vittime di ingenti furti di prodotti ittici, e ha portato alla luce l'esistenza di un vero e proprio "mercato parallelo" di prodotti contaminati chimicamente e biologicamente che, immesso nella filiera tramite la contraffazione della tracciabilita', veniva spacciato come prodotto di alta qualita', ma pericolosissimo per la salute pubblica".
Taranto, cozze contaminate da diossina rubate e vendute in tutta Italia. Venivano spacciate per prodotti di alta qualità - ALLARME COZZE CONTAMINATE
In particolare, i militari hanno accertato "l'esistenza di una organizzazione criminale che, sistematicamente, trafugava i mitili da impianti siti nel primo e secondo seno di Mar Piccolo - ovvero li coltivavano abusivamente in impianti illegittimi - per poi distribuirli ad "acquirenti di fiducia locali", che a loro volta li commercializzavano nei banchetti presenti sulle strade tarantine, ma anche a grandi centri di spedizione, ricavandone ingenti guadagni derivanti dal basso, ovvero inesistente, costo di produzione o acquisto in quanto prodotto dell'attivita' illecita del furto".
Il sistema "consentiva di aggirare le stringenti normative sanitarie in materia che prevedono lunghi ed accurati cicli depurativi dei mitili, nonche' le previste movimentazioni del prodotto, finalizzati ad abbattere la contaminazione batterica ed livelli di Pcb e diossine, cagionando cosi' inestimabili danni alla pubblica salute".
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Spiegando come funzionava il tutto, la Capitaneria di porto ha reso noto che "nello specifico alcuni dei soggetti si occupavano di organizzare i furti e la vendita dei beni sottratti, le operazioni di trattamento, sgranatura dei pergolati di mitili (al fine di perderne la tracciabilita', data dalla colorazione della retina scelta da ogni miticoltore), nonche' di consegna del prodotto confezionato in sacchi del peso di 10 chili cadauno agli "acquirenti di fiducia", previa prenotazione telefonica del quantitativo richiesto".
Infine la vendita del prodotto avveniva "ai centri di spedizione che provvedevano ad etichettare come proprio, il prodotto in questione, "sanandone" di fatto la provenienza". Non e' la prima volta che la Guardia Costiera ma anche altre forze di polizia fanno luce sul traffico abusivo di cozze inquinate provenienti dal Mar Piccolo. Vari nel tempo sono stati i sequestri di ingenti quantitativi di prodotto, spesso venduto anche agli angoli delle strade di Taranto.
A seguito della presenza su gran parte fondali del Mar Piccolo di sostanze inquinanti provenienti dagli scarichi abusivi ma sopratutto dalle lavorazioni industriali tra Ilva, cantieristica navale e manutenzione delle navi della Marina Militare, sostanze accumulatesi in decenni, un'area del Mar Piccolo e' sottoposta a stringenti limitazioni per la coltivazione dei mitili.
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In pratica in quest'area puo' essere allevato solo il seme sino ad un certo periodo e poi, per completarne il ciclo di maturazione, va trasferito in specchi di mare con caratteristiche ambientali migliori. Che Mar Piccolo sia un'area critica, lo dimostra anche il fatto che costituisce una priorita' del lavoro del commissario di Governo alla bonifica di Taranto, Vera Corbelli, che ha gia' attivato una serie di azioni tra cui censimento e chiusura degli scarichi abusivi, rimozione dai fondali di una grande quantita' di rifiuti, molte carcasse di auto e moto, ma anche ordini bellici, e approntato altresi' i primi interventi di risanamento che prevederanno, nella fase operativa, anche capping, ovvero copertura delle sostanze inquinanti, e bio-rimedi secondo tecniche avanzate. In tal senso e' stata lanciata una gara di appalto la scorsa estate
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