Cronache
Unicredit, è a De Bortoli che spetta l'onere della prova

E' scaduto l'ultimatum di 24 ore lanciato alla presentazione del libro di Ferruccio De Bortoli da Paolo Mieli a Federico Ghizzoni. E poiché l'ex capo di Unicredit non ha parlato (e quindi non ha né confermato né smentito le accuse al sottosegretario Maria Elena Boschi) ha perso per sempre la stima dell'ex direttore del Corriere.
Pazienza,se ne farà una ragione, speriamo.
Del resto come si può pensare che uno stimato banchiere, famoso per la sua riservatezza, violi la regola numero 1 della sua professione e parli di questioni delicate relative all'ufficio, da cui peraltro è fuori da mesi?
Certo, senza la eventuale conferma di Ghizzoni l'accusa di De Bortoli priva come sembra di pezze d'appoggio avrà difficoltà ad affermarsi in tribunale dove non contano i chiacchiericci e i gossip, ma le prove e i riscontri oggettivi. E a poco vale l'offensiva del sorriso in cui si sta prodigando ora il popolare Ferruccio sostenendo che la Boschi avrebbe fatto benissimo a interessarsi del futuro di Banca Etruria, che è normale è doveroso per un politico occuparsi dell'economia del proprio territorio, che la ministra non deve dimettersi, che lui non voleva assolutamente colpevolizzarla.
Ma, di grazia, si possono formulare quelle accuse senza garantirsi le prove? E come possono ora osservatori, opinionisti ed esponenti grillini capovolgere l'onore della prova e chiedere alla Boschi di dimostrare che le accuse di De Bortoli non sono vere?
In uno stato di diritto, merita ricordarlo, l'onere della prova spetta a chi formula un'accusa. Sennò chiunque potrebbe scrivere su chiunque una qualsiasi accusa e poi dire:adesso dimostrami che quel che dico non è vero.
No, non è e non può essere così. E guai a noi, se prevalesse questa cultura del sospetto, saremmo in uno stato di polizia,tutti in balia delle accuse anche anonime.
Quindi,caro Ferruccio, devi tu rapidamente (non le 24 ore di Mieli, ma fai presto) dimostrare che la tua accusa è seria e fondata e poggia su basi certe, verificate, inconfutabili.
Sennò saresti il primo famoso giornalista accusato dai tuoi avversari di essere autore di quelle fake news di cui tanto ti occupi, giustamente stigmatizzandole, nel tuo lanciatissimo libro.