Culture
Il successo del giallo comico di Manzini: "Il mio vicequestore Rocco tornerà"
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di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton
Le disavventura di Rocco Schiavone, poliziotto corrotto, violento, saccente, amante della bella vita, "mandato in esilio" ad Aosta (lui, nato e cresciuto a Trastevere, tra l'altro odia la montagna...), stanno conquistando i lettori italiani, che in queste settimane stanno premiando "Pista nera", il terzo romanzo di Antonio Manzini, a metà tra giallo e commedia all'italiana. L'autore, attore (è stato allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, ndr) e sceneggiatore romano classe '64, ha già pubblicato "Sangue marcio" (Fazi) e "La giostra dei criceti" (Einaudi Stile Libero) e tre racconti ("Sei il mio tesoro" e "Giochiamo?" a quattro mani con Niccolò Ammaniti e "L’accattone" per l’antologia "Capodanno in giallo" pubblicata sempre da Sellerio).
Manzini, come spiega il successo del suo terzo libro? Il segreto sta nel far convivere giallo e commedia all'italiana?
"Innanzitutto grazie per il complimento. Commedia italiana per me si traduce con quella cinematografia che ho amato fin da piccolo. Monicelli, Scola, Risi sono gli autori dei film che porto sempre nel cuore. Le loro storie e i loro dialoghi sono arte pura, tanto che negli anni, a forza di vederli, ne ho mandato a memoria una bella fetta. Io non so spiegare il perchè di un successo o di un insucceso. Se lo sapessimo fare avremmo risolto molti dei problemi dell'editoria. Non credo alle formule, non ci ho mai creduto. Nei libri come nei film. Credo solo nell'onestà e nella voglia di raccontare una storia. Di non prendere mai in giro il lettore, anzi rispettatrlo e soprattutto di non pensare di saperne più di lui. Detto questo, io mi sento un narratore, uno cioè che racconta una storia perchè la sente e si diverte a raccontarla. Sperando con questo di divertire quelli che lo ascoltano.".
Il suo protagonista odia la neve e il freddo. Anche lei?
"No. Io amo la neve. Amo la montaga. Amo sciare. Amo gli abeti, i larici, il vento d'altura, i ghiacciai, gli stambechi e l'aria sottile. E amo anche il freddo. Dal freddo ti puoi proteggere. Dal caldo no. T'ammazza e ti toglie le energie".

Immagina una trasposizione cinematografica o televisiva per il suo vicequestore Schiavone?
"No. Non la immagino, non la penso e sinceramente è l'ultimo dei miei problemi. Per me Rocco Schiavone vive sulla pagina. Se poi troverà dei padri che gli vorranno bene e gli vorranno dare un corpo e una voce, ben venga. Altrimenti Rocco resta sulla pagina".
A proposito, sta già pensando a una nuova avventura di Rocco Schiavone?
"Rocco è un tipo tremendo. Mi ha angosciato intere giornate fino a che non mi sono deciso e gli ho dato sfogo. Pensavo si fosse calmato, insomma una storia adesso ce l'ha. Invece no. E' tornato, freme, e mi sa che dovrò farlo vivere ancora, se non altro per stare più tranquillo e accontentare la sua insistenza maleducata e cafona. Ma forse lo amo proprio per questo".